ALTO RISCHIO DI CONTRARRE L’AIDS CON I VACCINI ANTI COVID 19

Un avvertimento dai toni inquietanti è comparso nel 2020 sulla rivista Lancet: attenzione ai candidati vaccino contro Covid-19 che sfruttano l’adenovirus Ad5 perché potrebbe esistere la possibilità che rendano più suscettibili nei confronti dell’hiv. A lanciarlo sono alcuni esperti di malattie infettive che nel 2007 parteciparono allo studio Step, un trial interrotto perché il vaccino anti-hiv basato proprio su Ad5 sembrava aumentare il rischio di infezione di una categoria di volontari.

Sia chiaro: nelle attuali sperimentazioni dei candidati vaccino contro Covid-19 non è per ora emerso nulla del genere, ma secondo i ricercatori l’eventualità va presa in considerazione – soprattutto se si pensa di espandere i test ai Paesi in cui l’hiv ancora imperversa.

Lawrence Corey, esperto del Fred Hutchinson Cancer Research Center e i suoi colleghi nel 2007 parteciparono al trial noto come Step che voleva testare sicurezza ed efficacia di un vaccino a base di Ad5 contro hiv in categorie a rischio di infezione in America e in Australia. Il vaccino sembrava promettente, tanto che in Sud Africa si era avviato un ramo collaterale della sperimentazione, lo studio Phambili.

Gli studi però furono bruscamente interrotti quando dalle prime analisi di Step emerse un dato assai strano: nella categoria di volontari costituita da maschi non circoncisi e/o con anticorpi anti-Ad5 il rischio di contrarre hiv sembrava aumentare. Tutt’oggi però si fatica a trovare una spiegazione a questa correlazione, e i risultati dello studio Step restano di ambigua interpretazione.

Anche il Premio Nobel Luc Montagnier, da molti vituperato ingiustamente a causa delle sue posizioni critiche contro il vaccino Covid 19, ha dichiarato quanto segue:

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A giudicare da questi dati, appare di fondamentale importanza precauzionale un’analisi del sangue specifica per scongiurare ogni tipo di predisposizione all’HIV prima di ricevere il vaccino anti Covid 19. Ma quanti vaccinati in Italia e nel mondo hanno eseguito queste analisi raccomandate dai propri medici di famiglia? Perfino ottenere un’esenzione sembra diventata un’impresa titanica in Italia! Allora qual’è il problema? C’è stata carenza di un’adeguata informazione pre-vaccinale o la disinformazione sull’argomento è permeata da malcelata malafede?

A rendere il tutto ancora più inquietante una recente scoperta su una nuova variante dell’hiv più aggressiva e contagiosa. È la scoperta fatta nei Paesi Bassi da un team internazionale di ricercatori. Secondo lo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Science, la nuova variante del virus che causa l’Aids, chiamata Vb, circola nei Paesi Bassi da inizio anni ’90. La forza della carica virale è stimata da 3,5 a 5,5 volte superiore rispetto a quella del virus HIV-1, la variante più diffusa. Inoltre è in grado di indebolire il sistema immunitario con una velocità due volte superiore, esponendo i contagiati al rischio di contrarre l’Aids più rapidamente. La nuova variante Vb essendo particolarmente forte, così come il virus iniziale, distrugge i linfociti CD4 (globuli bianchi che difendono dalle infezioni).

“Lo scenario peggiore sarebbe l’emergere di una variante che combini alta virulenza, alta trasmissibilità e resistenza al trattamento”, ha detto al Financial Times Chris Wymant, autore principale dello studio. “La variante che abbiamo scoperto ha solo le prime due di queste proprietà”, ha aggiunto Wymant, riflettendo sulla possibile evoluzione del virus che ha causato la pandemia. E se consideriamo la tecnica dell’adenovirus dell’hiv, sfruttata per i vaccini anti Covid 19, c’è poco da stare tranquilli. L’organismo umano è una macchina perfetta, ma la manipolazione biologica dei virus può rivelarsi molto imprevedibile e sfuggire perfino al controllo del sistema immunitario umano.

Testo e ricerche a cura di Cinzia Palmacci

https://www.wired.it/scienza/medicina/2020/10/20/coronavirus-vaccino-riio-hiv/

https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)32156-5/fulltext

La Liturgia di Giovedi 3 Febbraio 2022 Giovedì della IV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)


Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Verde

Antifona d’ingresso
Salvaci, Signore Dio nostro,
radunaci dalle genti,
perché ringraziamo il tuo nome santo:
lodarti sarà la nostra gloria. (Sal 105,47)

Colletta
Signore Dio nostro,
concedi a noi tuoi fedeli
di adorarti con tutta l’anima
e di amare tutti gli uomini con la carità di Cristo.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA (1Re 2,1-4.10-12)
Io me ne vado per la strada di ogni uomo sulla terra. Tu, Salomone, sii forte e mòstrati uomo.

Dal primo libro dei Re

I giorni di Davide si erano avvicinati alla morte, ed egli ordinò a Salomone, suo figlio: «Io me ne vado per la strada di ogni uomo sulla terra. Tu sii forte e móstrati uomo. Osserva la legge del Signore, tuo Dio, procedendo nelle sue vie ed eseguendo le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e le sue istruzioni, come sta scritto nella legge di Mosè, perché tu riesca in tutto quello che farai e dovunque ti volgerai, perché il Signore compia la promessa che mi ha fatto dicendo: “Se i tuoi figli nella loro condotta si cureranno di camminare davanti a me con fedeltà, con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima, non ti sarà tolto un discendente dal trono d’Israele”».
Davide si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella Città di Davide. La durata del regno di Davide su Israele fu di quarant’anni: a Ebron regnò sette anni e a Gerusalemme regnò trentatré anni.
Salomone sedette sul trono di Davide, suo padre, e il suo regno si consolidò molto.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (1Cr 29,10-12)
Rit: Tu, o Signore, dòmini tutto!

Benedetto sei tu, Signore,
Dio d’Israele, nostro padre,
ora e per sempre.

Tua, Signore, è la grandezza, la potenza,
lo splendore, la gloria e la maestà:
perché tutto, nei cieli e sulla terra, è tuo.

Tuo è il regno, Signore:
ti innalzi sovrano sopra ogni cosa.
Da te provengono la ricchezza e la gloria.

Tu dòmini tutto;
nella tua mano c’è forza e potenza,
con la tua mano dai a tutti ricchezza e potere.

Canto al Vangelo (Mc 1,15)
Alleluia, alleluia.
Il regno di Dio è vicino, dice il Signore:
convertitevi e credete nel Vangelo.
Alleluia.

VANGELO (Mc 6,7-13)
Prese a mandarli.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Fratelli, inaugurata dal sacrificio di Cristo, l’assemblea eucaristica ci raduna come uomini liberi, primogeniti della nuova creazione. Figli nel Figlio, osiamo rivolgerci al Padre misericordioso che è nei cieli, dicendo:
Guarda il tuo popolo, Signore!

Dio è fedele: perché il popolo dei credenti diventi voce eloquente e presenza viva del suo amore per tutti gli uomini. Preghiamo:
Dio è misericordioso: perché la Chiesa si associ sempre più intimamente al sacerdozio di Cristo, nel segno della povertà, del coraggio e della vittoria sul male. Preghiamo:
Dio è luce: perché il mondo trovi pace e stabilità. Preghiamo:
Dio è buono: perché la preghiera dei miti, degli umili, dei puri di cuore trasformi il mondo in regno di Dio. Preghiamo:
Dio salva: perché questo giorno, memoria del giovedì in cui Gesù celebrò la prima eucaristia, sia per noi il momento della salvezza. Preghiamo:
Per chi ha il cuore prigioniero delle cose.
Per chi sente il bisogno di convertirsi e di accogliere il vangelo di Gesù.

Dio di provvidenza, tu che sei attento alle invocazioni dei poveri e degli umili, purifica e santifica i gesti della nostra liturgia e accogli con bontà le nostre suppliche. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Preghiera sulle offerte
Accogli con bontà, o Signore,
i doni del nostro servizio sacerdotale:
li deponiamo sull’altare
perché diventino sacramento della nostra redenzione.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona di comunione
Sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto,
salvami per la tua misericordia.
Signore, che io non debba vergognarmi
per averti invocato. (Cf. Sal 30,17-18)

Preghiera dopo la comunione
O Signore, che ci hai nutriti con il dono della redenzione,
fa’ che per la forza di questo sacramento di eterna salvezza
cresca sempre più la vera fede.
Per Cristo nostro Signore.

Commento
Gesù, per la prima volta, invia i suoi apostoli in missione di evangelizzazione. Egli vuole che essi facciano, sotto la sua direzione, l’esperienza di quella che sarà la loro vita di pescatori di uomini. Egli pensa che essi abbiano capito che ciò che egli ha condiviso con loro non è destinato solo a loro.
L’insegnamento che essi hanno ricevuto non è per un piccolo gruppo di iniziati privilegiati. Un giorno essi dovranno “andare per tutto il mondo e predicare il vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15).
Questa evangelizzazione deve sgorgare dall’abbondanza del cuore, dal bisogno di condividere le “ricchezze” che hanno ricevuto. Poiché essi non sono dei propagandisti, ma dei testimoni. Non sono degli stipendiati, ma dei volontari: “Ciò che avete ricevuto gratuitamente, datelo gratuitamente” (Mt 10,8).
Ecco perché il Signore insiste sulla povertà: una sola tunica, un solo paio di sandali, il bastone del pellegrino. Essi devono essere accolti non a causa dei loro abiti eleganti, ma a causa della convinzione che mostrano le loro parole e la loro condotta.
Quanto alla loro sussistenza, ci sarà sempre un credente in ogni città che vi provvederà. Uno solo è sufficiente, non bisogna andare ogni giorno in una casa diversa. Non cadano nella tentazione di essere ospiti d’onore ogni giorno in una casa.
Ciò potrebbe distrarli dalla loro missione. Abbiamo sempre la tentazione di farci coccolare… E se nessuno ci ascolta, è molto semplice: bisogna scrollare la polvere dai sandali e ripartire, a digiuno, verso il prossimo villaggio.
La nostra grande tentazione oggi nell’evangelizzazione è di puntare troppo sui mezzi piuttosto che sul contenuto, su una presentazione piacevole piuttosto che sulla convinzione interiore. Gesù non condanna i mezzi, ma ci ricorda che la fede, la generosità, la dimenticanza di sé, la convinzione personale dell’apostolo sono il canale attraverso il quale può penetrare nei cuori il messaggio di Dio.
(> vedi tutte le altre omelie di oggi)

La Liturgia di Mercoledi 2 Febbraio 2022 PRESENTAZIONE DEL SIGNORE



Grado della Celebrazione: FESTA
Colore liturgico: Bianco

Antifona d’ingresso
Benedizione delle candele

Fratelli e sorelle, sono trascorsi quaranta giorni dalla gioiosa celebrazione del Natale del Signore.
Oggi ricorre il giorno nel quale Gesù fu presentato al tempio da Maria e Giuseppe.
Con quel rito egli si assoggettava alle prescrizioni della legge, ma in realtà veniva incontro al suo popolo, che l’attendeva nella fede.
Guidati dallo Spirito Santo, vennero nel tempio i santi vegliardi Simeone e Anna.
Illuminati dallo stesso Spirito, riconobbero il Signore e pieni di gioia gli resero testimonianza.
Anche noi, qui riuniti dallo Spirito Santo, andiamo nella casa di Dio incontro a Cristo.
Lo troveremo e lo riconosceremo nello spezzare il pane, nell’attesa che egli venga e si manifesti nella sua gloria.

(a braccia allargate)
Preghiamo.
O Dio, fonte e principio di ogni luce,
che oggi hai manifestato al giusto Simeone
il Cristo, luce per rivelarti alle genti,
ti supplichiamo di benedire questi ceri
e di ascoltare le preghiere del tuo popolo
che viene incontro a te con questi segni luminosi
e con inni di lode;
guidalo sulla via del bene,
perché giunga alla luce che non ha fine.
Per Cristo nostro Signore.
R. Amen.

Oppure:
Preghiamo.
O Dio, vera luce, che crei e diffondi la luce eterna,
riempi i cuori dei fedeli del fulgore della luce perenne,
perché quanti nel tuo santo tempio
sono illuminati dalla fiamma di questi ceri
giungano felicemente allo splendore della tua gloria.
Per Cristo nostro Signore.
R. Amen.


Antifona d’ingresso
O Dio, accogliamo il tuo amore nel tuo tempio.
Come il tuo nome, o Dio,
così la tua lode si estende sino ai confini della terra;
è piena di giustizia la tua destra. (Cf. Sal 47,10-11)

Si dice il Gloria.

Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
guarda i tuoi fedeli riuniti
nella festa della Presentazione al tempio
del tuo unico Figlio fatto uomo,
e concedi anche a noi di essere presentati a te
purificati nello spirito.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA (Ml 3,1-4)
Entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate.

Dal libro del profeta Malachìa

Così dice il Signore Dio:
«Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti.
Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai.
Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia.
Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 23)
Rit: Vieni, Signore, nel tuo tempio santo.

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.

Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e valoroso,
il Signore valoroso in battaglia.

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.

Chi è mai questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.

SECONDA LETTURA (Eb 2,14-18)
Doveva rendersi in tutto simile ai fratelli.

Dalla lettera agli Ebrei

Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita.
Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo.
Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Lc 2,30.32)
Alleluia, alleluia.
I miei occhi hanno visto la tua salvezza:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele.
Alleluia.

VANGELO (Lc 2,22-40)
I miei occhi hanno visto la tua salvezza.

Dal Vangelo secondo Luca

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Parola del Signore.

Forma breve (Lc 2,22-32):

Dal Vangelo secondo Luca

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
(Dall’Orazionale CEI 2020)
Convocati dallo Spirito per celebrare l’incontro tra Gesù, luce delle genti, e l’umanità in attesa di salvezza, ci uniamo a Maria e Giuseppe per essere da loro presentati a Dio nostro Padre.
Preghiamo insieme e diciamo: Visita il tuo popolo, Signore.

1. Padre della luce, che hai voluto la Chiesa sacramento del tuo incontro con gli uomini, fa’ che porti l’annuncio del Vangelo là dove più fitte sono le tenebre del male. Noi ti preghiamo.
2. Tu che chiami alcuni tuoi figli a lasciare ogni cosa per seguire Cristo, fa’ che offrano con fedeltà la loro vita, a gloria del tuo nome e a servizio dei fratelli. Noi ti preghiamo.
3. Tu che conosci il buio e le ombre di morte del nostro tempo, fa’ che gli uomini vedano in Gesù la luce che dissolve l’oscurità. Noi ti preghiamo.
4. Tu che sei l’origine e il fondamento della comunità domestica, fa’ che nelle famiglie i bambini siano aiutati a crescere in sapienza e grazia, e gli anziani siano onorati come dono prezioso. Noi ti preghiamo.
5. Tu che semini nel cuore dell’uomo il desiderio di vedere il tuo volto, fa’ che custodiamo la luce di questo giorno di festa per camminare nei sentieri del mondo come fedeli discepoli di Cristo. Noi ti preghiamo.

O Padre, che nel tuo Figlio presentato al tempio manifesti visibilmente l’incontro tra l’antica e la nuova alleanza, fa’ che la tua Chiesa sperimenti con Maria la gioia di essere madre dell’umanità nuova, che cammina nello splendore della tua luce. Per Cristo nostro Signore.

Preghiera sulle offerte
Accogli i doni della Chiesa in festa, o Padre,
come hai gradito l’offerta del tuo Figlio unigenito,
Agnello senza macchia per la vita del mondo.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

PREFAZIO
Il mistero della Presentazione del Signore

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno.
Il tuo Figlio, generato prima di tutti i secoli,
oggi presentato al tempio,
è proclamato dallo Spirito Santo
gloria d’Israele e luce delle genti.
E noi esultanti andiamo incontro al Salvatore,
e con l’assemblea degli angeli
e dei santi cantiamo senza fine
l’inno della tua lode: Santo, …

Antifona di comunione
I miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli. (Lc 2,30-31)

Preghiera dopo la comunione
O Padre, che hai esaudito
l’ardente attesa del santo Simeone,
porta a compimento in noi l’opera della tua misericordia;
tu che gli hai dato la gioia, prima di vedere la morte,
di stringere tra le braccia il Cristo tuo Figlio,
concedi anche a noi, con la forza del pane eucaristico,
di camminare incontro al Signore
per ottenere la vita eterna.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Commento


NOTA: Quando questa festa ricorre in domenica, si proclamano le tre letture qui indicate; se la festa ricorre in settimana, si sceglie come prima lettura una delle due che precedono il Vangelo; il Salmo responsoriale è sempre lo stesso.


Il vecchio Simeone, certo della promessa ricevuta, riconosce Gesù e la salvezza di cui il Cristo è portatore e accetta il compiersi della sua esistenza.
Anche Anna, questa profetessa ormai avanti negli anni, che aveva però passato quasi tutta la sua vita in preghiera e penitenza riconosce Gesù e sa parlare di lui a quanti lo attendono. Anna e Simeone, a differenza di molti altri, capiscono che quel bimbo è il Messia perché i loro occhi sono puri, la loro fede è semplice e perché, vivendo nella preghiera e nell’adesione alla volontà del Padre, hanno conquistato la capacità di riconoscere la ricchezza dei tempi nuovi.
Prima ancora di Simeone e Anna è la fede di Maria che permette all’amore di Dio per noi di tramutarsi nel dono offertoci in Cristo Gesù.
Giovanni Paolo II nella “Redemptoris Mater” ci ricorda che “quello di Simeone appare come un secondo annuncio a Maria, poiché le indica la concreta dimensione storica nella quale il Figlio compirà la sua missione, cioè nell’incomprensione e nel dolore” (n. 16).
(> vedi tutte le altre omelie di oggi)

I SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI NELLA DISCIPLINA DELLA LEGGE 146/1990

Banche, poste, assicurazioni, sono «SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI»: non fatevi intimorire e denunciate chi si rifiuta di eseguirli senza il green pass. Come è incostituzionale rifiutare l’esercizio dei diritti costituzionalmente garantiti in caso di sciopero, lo è altresì quando l’esercizio di questi diritti viene negato in nome di una misura politica come il green pass, che perfino i membri del CTS hanno giudicato inutile dal punto di vista del contenimento dei contagi, dunque irrilevante nella profilassi del Covid 19. Peraltro il diritto di sciopero è costituzionalmente riconosciuto, mentre, negare l’accesso ai servizi considerati essenziali ai sensi di questa legge, è passibile di denuncia per violazione della stessa e delle norme costituzionali ad essa correlate.

A conferma dell’inutilità del green pass, e della pericolosità dei vaccinati una lettera di Gunter Kampf pubblicata il 19 novembre da The Lancet Regional Health Europe sull’aumento della rilevanza epidemiologica dei vaccinati nella diffusione della pandemia. I dati sono chiari: ad un aumento delle coperture vaccinali corrisponde un aumento del numero di vaccinati che si infettano. Pertanto, proprio i vaccinati stanno diventando, e lo saranno sempre di più, i maggiori diffusori del virus. L’incapacità dei vaccini di bloccare la trasmissione del SARS-CoV-2 è ormai evidente e non ha senso attribuire ai non vaccinati la responsabilità della ripresa dei contagi. Piaccia o no, queste sono le prove, anzi come ripetono sempre, questa è la Scienza. Intanto, il comitato per la sicurezza dell’EMA (PRAC) che ha valutato i dati aggiornati sul rischio noto di miocardite e pericardite in seguito alla vaccinazione con i vaccini COVID-19 Comirnaty e Spikevax, che includevano due ampi studi epidemiologici europei, è fermo dal 3 dicembre 2021 sul sito dell’AIFA. 

Figure 1

Fig. 1: Aumento dei contagi in proporzione alle vaccinazioni da luglio a ottobre 2021

L’art.1 della Legge 146/1990 individua una nozione di servizio pubblico essenziale collegata ai diritti della persona.

L’essenzialità è considerata in senso oggettivo sotto tre profili:

  1. Profilo teleologico, cioè del fine al quale è preordinata l’attività.
  2. Profilo della tassatività dei diritti della persona tutelabili.
  3. Indicazione esemplificativa dei servizi da assicurare in concreto.

La nozione in questione è composita, perché tenta di evidenziarsi per la sua portata generale, fatto strumentale alla tutela dei cittadini, visti come soggetti titolari di diritti costituzionali.

Servizi essenziali sono dunque tutti “quelli volti a garantire i diritti della persona costituzionalmente” a prescindere dalla loro qualificazione giuridica.

Vi rientrano sia una serie di diritti tradizionalmente ritenuti preminenti dalla Corte Cost. (vita, salute, libertà), sia altri prima incerti (libertà di circolazione, assistenza, previdenza sociale, istruzione) sia infine alcuni del tutto nuovi (ambiente, beni culturali).

Il legislatore quindi non si è limitato a proteggere quei diritti che sono strettamente legati alla vita della persona, ma anche quelli che corrispondono ai bisogni sociali degli utenti dei pubblici servizi in generale.

Rispetto alla rilevanza degli interessi patrimoniali del datore, la nuova legge in linea di principio non li ha considerati tutelabili alla stregua di quelli personali degli utenti, ma acquistano un proprio rilievo solo quando c’è da salvaguardare la particolare esigenza dell’integrità degli impianti.

D’altronde infatti ciò non sembra in contrasto con l’art.40 Cost. il quale prevede una riserva di legge non assoluta, ma relativa che consentirebbe quindi anche all’autonomia collettiva di stabilire, volta per volta, al di fuori di quelle già elencate dalla legge, le prestazioni essenziali richieste.

L’applicabilità della L.146/1990 ai lavoratori autonomi, professionisti e piccoli imprenditori

Abbiamo visto che la nozione di essenzialità nei servizi pubblici ha una portata ampia, e per questo prescinde da distinzioni relative alla natura giuridica (pubblica o privata).

Il problema è quello piuttosto della sua estensione a lavoratori autonomi, liberi professionisti e piccoli imprenditori ex art 2083.

L’art. 2 l. 83/00 individua nell’autoregolamentazione lo strumento più idoneo per fissare le regole di condotta dei soggetti che non sono in grado o non sono tenuti a stipulare contratti collettivi. La specifica attribuzione del potere di autoregolamentazione a soggetti che agiscono in nome per conto dei lavoratori autonomi, professionisti e piccoli imprenditori dovrebbe fondarsi sulla verifica della loro rappresentatività e autorevolezza, nei fatti spesso di difficile accertamento.

Infatti in molti casi mancano organismi riconosciuti mentre in altri l’iniziativa viene assunta da organizzazioni prive di ogni sintomo di rilevanza sindacale. Ciò conferma come sia risolutorio l’intervento della commissione di garanzia che, ai sensi della legge 83/00, può a adottare una regolamentazione provvisoria nell’area del lavoro autonomo, in conseguenza della mancata adozione di codici di autoregolamentazione.

Erogazione dei servizi pubblici essenziali e le situazioni giuridiche degli utenti

Tuttavia, nel testo originario, il rilievo degli utenti era relegato alla condizione che gli accordi sulle prestazioni indispensabili dovessero essere conclusi “sentite le organizzazioni degli utenti”. Allo scarso rilievo si aggiungeva che la presenza di tali organizzazioni era sporadica o addirittura assente nell’esperienza concreta; inoltre la carenza di un prefetto sulle conseguenze della loro mancata audizione nella formazione degli accordi induceva a dubitare dell’esistenza di un vero e proprio obbligo a carico delle parti di dar conto agli utenti dei contenuti delle pattuizioni.

Oggi l’articolo 13 lettera a me il nuovo testo prevede che la commissione di garanzia, nel valutare gli accordi, debba sentire le organizzazioni degli utenti riconosciute dalla legge 281/98, fissando un termine per l’acquisizione del loro parere.

Testo e ricerche a cura di Cinzia Palmacci

https://www.assis.it/il-super-green-pass-e-inutile-in-base-ai-dati-epidemiologici/

https://www.thelancet.com/journals/laninf/article/PIIS1473-3099(21)00768-4/fulltext

https://www.aifa.gov.it/-/aggiornamento-sul-rischio-di-miocardite-e-pericardite-con-vaccini-mrna

San Michele Arcangelo, l’Archistratega delle milizie celesti, patrono dell’Ucraina

Molti di noi, almeno quelli dotati di più discernimento, avranno notato che in questi tempi ultimi l’Ucraina è tra i paesi del mondo più problematici e sempre sull’orlo della guerra. L’Ucraina è al centro di interessi e traffici loschi che coinvolgono il presidente americano Biden e la sua famiglia, e che minaccia ritorsioni contro la Russia scesa in campo per la liberazione dell’Ucraina. Il ministro della difesa russo Lavrov è stato molto chiaro: “La linea che la Nato dovrebbe difendere si sta spostando a destra, più a est. Ora, è già arrivata vicino all’Ucraina. Vogliono trascinare anche questo paese verso di loro, anche se tutti capiscono che l’Ucraina non è pronta e non potrebbe contribuire al rafforzamento della sicurezza della Nato. Questo, di fatto, minerebbe le relazioni con la Federazione Russa”.

Questa volta è San Michele Arcangelo ad essersi posto a capo delle milizie che dall’Ucraina faranno accendere la scintilla. Putin è solo uno strumento, e non potrà essere fermato. San Michele Arcangelo è il patrono dell’Ucraina: il Cielo non lascia mai nulla al caso.

Mosaico della cattedrale di Santa Sofia a Kyiv che rappresenta l’Arcangelo Michele  L’Arcangelo Michele (in ebr. מִיכָאֵל, Mîkhā’ēl “Chi è come Dio?”) è uno dei sette arcangeli indicato come archistratega (dal greco αρχιστρατηγός, capo degli strateghi celesti), il vincitore nella lotta contro il male, difensore della verità e della giustizia a lode e gloria di Dio e del Suo Santo Nome. Nella Santa Scrittura l’Arcangelo Michele è stato chiamato “principe”, “il capo dell’esercito del Signore” ed è ritratto come il principale combattente contro il diavolo e ogni illegalità tra le persone.   Nella tradizione veterotestamentaria San Michele è considerato come il principe degli angeli, il protettore potente del popolo eletto, che assiste con la forza divina. Nell’Antico e Nuovo Testamento si descrive l’Arcangelo Michele come il Combattente contro Satana e i suoi servi (Ap 12, 7; Zc 13, 1-2), difensore di quelli che seguivono il Signore (Dn 10, 13; 10, 20-21), protettore del popolo di Dio (Dn 12, 1: “il grande principe che vigila sui figli del tuo popolo”), il capo supremo dell’esercito celeste che difende i deboli e i perseguitati. L’Arcangelo Michele apparve a Giosuè come l’aiutante nella conquista della Terra Promessa dagli Israeliti (Giosuè 5:13), al profeta Daniele nei giorni della caduta del regno babilonese e dell’inizio della creazione del regno messianico (Dn. 10, 12:1). 

San Michele apparve a Giosuè, Menologio di Basilio II, 985, VAB gr. 1613, fol.43 
A Daniele fu predetto che l’Arcangelo Michele avrebbe aiutato il popolo di Dio durante il periodo dell’imminente persecuzione sotto l’Anticristo.   Nella lettera dell’apostolo San Giuda Taddeo (9) si menziona San Michele Arcangelo come l’avversario del maligno: “Michele Arcangelo, quando parlò con il diavolo, discutendo sul corpo di Mosè … disse: “Il Signore ti punirà”. I riferimenti sull’Arcangelo sono in Is 2,1; 9, 5; 63, 9. Nell’Apocalisse di San Giovanni Evangelista sconfigge il drago (Ap 12, 7-9): “Scoppiò una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana che seduce tutta i popoli, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. Allora udii una gran voce nel cielo che diceva: Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo”.   La Sacra Scrittura racconta sugli Arcangeli che svolgono le missioni speciali affidate da Dio, glorificandolo incessantemente e contemplando il Suo volto; sull’apparizione degli angeli a varie persone, ne nomina solo alcuni con il proprio nome: gli arcangeli Michele, Raffaele e Gabriele, menzionati nei libri canonici della Scrittura.  San Gabriele (“Forza di Dio”) è stato mandato da Dio a rivelare a Daniele il piano del Signore (Dn 8, 16; 9, 21-22), annunziare a Zaccaria della nascita di Giovanni Battista (Lc 1, 11-20) e a Maria di Gesù Nostro Salvatore (Lc 1, 26-38). San Raffaele (“Dio ha guarito”), che sta fra i sette angeli davanti al trono di Dio (Tb 12, 15; Ap 8, 2), accompagnava e custodiva Tobia nel suo viaggio e gli guarisce il padre cieco. Nel libro di Tobia, l’arcangelo Raffaele dice di sé: “Io sono uno dei sette angeli che offrono le preghiere dei santi e salgono davanti al volto del Dio santo” (Tv 12,15). Da qui parte la convinzione che in Paradiso ci siano sette arcangeli, uno dei quali è l’arcangelo Michele.  San Michele è menzionato nel testo apocrifo del Vangelo di Nicodemo. Sull’Arcangelo Michele c’è scritto anche nella Leggenda aurea.

L’avorio bizantino 525-535, Londra, British Museum

  La venerazione per San Michele Arcangelo nell’Oriente risale al IV secolo. L’imperatore bizantino Costantino il Grande, che fu devoto al Sant’Arcangelo, edificò la cattedrale in onore di San Michele (il Micheleion) nella periferia di Costantinopoli. A Costantinopoli 35 chiese, cappelle e monasteri dedicati a San Michele sorsero durante l’intera esistenza della città. Il maggior numero di chiese dedicate a San Michele fu costruito nei secoli IV-VII, specialmente durante il regno dell’imperatore Giustiniano I (527-565) e poi durante il periodo della dominazione della dinastia macedone (867-1056). Un numero significativo di chiese dedicate a San Michele si trovavano in Asia Minore (principalmente in Frigia, Galazia e Bitinia).

La miniatura del menologio di Basilio II (Vat.gr.1613, fol. 168)
   Sia nella tradizione bizantina sia nella tradizione letteraria slava, la venerazione per San Michele spesso è congiunta all’arcangelo Gabriele, nonché a tutte le potenze incorporee. Nel Prologo (un libro liturgico) in slavo ecclesiastico, tradotto dal Synaxarum bizantino nei secoli l’XI-XII, la commemorazione dell’ 8 novembre si intitolava “Sinassi degli Arcangeli” o “Sinassi degli Arcangeli Michele e Gabriele”. Nella letteratura slava si diffuse “Il sermone  lodevole ai Michele e Gabriele” scritto  da Clemente, il vescovo di Ochrida.   Nel battesimo della Rus’ di Kyiv i teologi dell’epoca videro la vittoria della luce sull’oscurità, proprio come l’Arcangelo Michele sconfisse il potere del diavolo e lo scacciò dal Cielo. Il culto micaelico si diffuse nella Rus’ di Kyiv, dove era considerato il santo patrono dei sovrani, della famiglia principesca, patrono dell’antico stato della Rus’ di Kyiv e della sua capitale – Kyiv, e in seguito, il protettore della nazione ucraina. Al nome di Michele Arcangelo fu consacrato un altare laterale in Santa Sofia di Kyiv (ca 1037). Nella Cronaca di Rus’ sotto il 1093 è stata menzionata la chiesa di San Michele a Kyiv dove fu conclusa l’alleanza politica tra il principe di Kyiv Sviatopolk (con il nome di battesimo Michele) e Volodymyr Monomakho. Nel 1089 si menziona tra i devoti di San Michele il metropolita Efremo di Pereyaslav che alla cattedrale (già esistente) di Michele a Pereyaslavl (ora Pereyaslav-Khmelnitsky) donò le sue grande offerte. Nel 1174 ca. il duca di Cernigiv Svyatoslav Vsevolodovych costruì la chiesa a suo nome nella corte del principe a Cernigiv. 

L’affresco di Santa Sofia a Kyiv, la prima metà dell’XI secolo

San Michele era venerato come il patrono celeste della famiglia principesca, dei sovrani, dei soldati e il protettore di tutti i cristiani. Il nome dell’arcangelo era molto popolare nella famiglia principesca. Svyatopolk Izyaslavich, granduca di Kyiv, nipote del gran principe Yaroslav il Saggio, fu battezzato con il nome Michael. Egli dedicò il monastero in nome dell’Arcangelo (San Michele dalle cupole d’oro a Kyiv (1108)). Alla fine dell’XI secolo fu fondato un monastero di San Michele a Vydubyci che era uno dei santuari più famosi di Kyiv. 

La lotta di San Michele con Giacomo, l’affresco di Santa Sofia a Kyiv, 1040-1050
   

Un gran numero di chiese sono dedicate in onore di San Michele Arcangelo in tutta Ucraina. Sono le due feste dell’Archistratega San Michele nell’anno liturgico della Chiesa orientale: il 6 (19)  settembre – “Ricordo del miracolo di Chonae” e il  8 (21) novembre – “Sant’Arcangelo Michele e le Milizie Celesti”.  La devozione del popolo ucraino verso San Michele si evidenzia con le sue immagini su sigilli principeschi, stemmi, ondulazioni militari, nell’araldica ancestrale, nelle dediche delle chiese e nelle icone. L’immagine del santo Arcangelo veniva spesso usata sulle insegne cosacche. Nel XVII secolo il korogva (bandiera) con l’immagine dell’Arcangelo Michele divenne il simbolo più alto di tutto lo stato ucraino. La rappresentazione di San Michele si trova sugli stemmi di Kyiv ed altre città ucraine: Vasylkiv, Gadyach, Kaniv, Tarashchy, Cherkasy, Chyhyryn.    Nel programma iconografico della decorazione bizantina e anche nelle antiche cattedrali ucraine le immagini di San Michele occupavano il primo posto nelle zone superiori o nella cupola (per esempio il mosaico della cattedrale di Santa Sofia a Kyiv). Tra i più antichi cicli conservati dedicati a San Michele Arcangelo vi sono gli affreschi nella cappella intitolata a San Michele a Santa Sofia a Kyiv che  risalgono all’XI secolo. L’immagine dell’Arcangelo nelle antiche icone ucraine è profondamente simbolica, caratterizzata dallo schema e dagli elementi bizantini. Molto popolare nell’arte medievale ucraina divenne l’iconografia dell’Arcangelo con le scene dei suoi atti. L’Arcangelo si raffigurava spesso in posizione statica in abiti da dignitario di corte a figura intera che irradia la forza interiore. Il santo guerriero vestito in una tunica o in armatura militare con una lancia o una spada. Il viso è incorniciato da capelli ricci e ben incastonati che gli ricadono sulle spalle. Secondo il canone bizantino, l’Arcangelo Michele è ritratto con una sfera trasparente nelle mani, un simbolo di lungimiranza dato all’Arcangelo da Dio. Dal XVII secolo, con l’influenza dell’arte occidentale, maturano nuove varianti iconografiche, motivo per cui la bilancia divenne un altro attributo nelle mani dell’Arcangelo, perché al Giudizio Universale peserà le azioni buone e cattive delle persone (c.d. psicostasia (o psicostasi), la «pesatura delle anime» (gr. ψυχοστασία)). Questo motivo deriva dagli apocrifi veterotestamentari (in particolare l’Ascensione di Mosé). 

San Michele Arcangelo sulla miniatura del Vangelo ucraino di Lavryshiv, XIII -XIV secolo

San Gabriele Arcangelo dal Deisis, villaggio Daliova, XIV secolo,Museo Nazionale a Leopoli

Archistratega Michele con le scene degli atti, villaggio Storonna, XIV secolo(Museo Nazionale a Leopoli)

L’icona ucraina della bottega del Maesto Dymytriy,Dolyna, XVI secolo,Museo Nazionale di Leopoli  

L’icona ucraina del XVI secolo, Museo Nazionale a  Leopoli  

L’icona ucraina del XVI secolo, Museo Nazionale a Cracovia 

L’icona del XVII secolo, Museo Nazioanle a Leopoli 

L’icona ucraina del XVI secolo, dal villaggio Yabluniv,Museo Nazionale a Leopoli  

L’icona ucraina della metà del XVI secolo, Museo a Bardijov, Slovacchia

File:MHS Michal Archaniol XVI Chrewt p.jpg

L’icona ucraina del XVI secolo, villaggio Chrewt, Museo Storico a Sianok

L’icona della devozione popolare, XVI secolo, villaggio Yasennia, Museo Storico a Sianok  

L’icona ucraina del 1631, Museo di Nowy Sacz (Polonia)

L’icona del XVII secolo, Museo delle icona a Francoforte
L’icona della seconda metà del XVII secolo, villaggio Voynyliv, Museo Nazionale di Leopoli
L’icona del XVI seolo, Museo Nazionale a Leopoli 

L’icona ucraina del XVI secolo 

 L’icona ucraina della fine del XVI secolo, Dolyna, Museo Nazionale a Leopoli  

L’icona del XVII secolo, Volyn’, Lutsk, Museo delle icone

L’icona del XVII secolo “San Michele Arcangelo con gli atti”

L’icona del XVII secolo, villaggio Solova, provincia Zolociv (regione di Leopoli) 

L’icona della fine del XVII secolo, Lutsk, Museo delle icone 

L’icona ucraina del XVII secolo, villaggio Lipie, Museo Storico di Sianok

Ivan Rutkovyc, il frammento dell’iconostasi di Zhovkva 

Ivan Rutkovyc, l’iconostasi di Stara Skvariava, 1677

Ivan Rutkovyc, la parte dell’iconostasi del villaggioSkvariava Nova, ca 1689, regione di Leopoli(adesso nel Museo Nazionale di Leopoli)

Ivan Rutkovyc, il frammento dell’iconostasi di Vola Drevlianska, 1680-82

Il frammento dell’iconostasi, villaggio Vola Vysocka 

Ivan Rutkovyc, la Porta dei diaconi nell’iconostasi, la chiesa della Santissima Trinità, Zhovkva

Yov Kondzevelyc, la Porta dei diaconi dell’iconostasi di Skyt Maniavsky

L’icona ucraina del XVIII secolo, Museo Storico di Sianok

L’icona della devozione popolare della prima metà del XVIII secoloMuseo di Guculia

Khorugva ucraina del XVII secolo, Museo Nazionale a Leopoli 

L’icona della fine del XVIII secolo, villaggio Trojanivka, Lutsk, Museo delle icone di Volyn’

San Michele, il patrono di Kyiv

Testo e ricerche a cura di Cinzia Palmacci

https://ucrainacristiana.blogspot.com/2021/11/san-michele-arcangelo-larchistratega.html

L’Italia un’invenzione dei Rothschild!

L’Italia un’invenzione dei Rothschild!

Questo articolo spiega anche il Mattarella bis, Draghi a Palazzo Chigi e l’ignavia dei parlamentari italiani

In una lettera alla sorella di Luigi Filippo, Talleyrand, allora ambasciatore a Londra, scrisse il 15 ottobre 1830: “Il ministero britannico è sempre messo al corrente di tutto da Rothschild da dieci a dodici ore prima dei dispacci di Lord Stuart (l’ambasciatore a Parigi). Le loro navi non imbarcano passeggeri e salpano con qualsiasi tempo”.

 I Rothschild non si fanno scrupoli, combattono senza mezze misure chi minaccia di intaccare il loro potere e non si lasciano fermare nemmeno dalle guerre, anzi le loro capacità sono tali che riescono ad essere al contempo i banchieri di Cavour e di Metternich e la loro spregiudicatezza è pari alla loro abilità.”  Nel 1831 Cavour indebitò il Piemonte con James de Rothschild, per pagar i debiti si fece aiutare da Carlo de Rothschild con ulteriori prestiti di 180 mila scudi l’anno. In questo modo il Piemonte e Cavour furono presto nelle mani dei Rothschild. Questo fu un primo passo fondamentale per arrivare all’unione dell’ Italia con la forza e decisa dai Rothschild stessi attraverso i “burattini” Garibaldi, Cavour, Mazzini, Bixio, etc. Dopo l’impresa di Garibaldi, la quasi totalità della ricchezza «napoletana» andò al Piemonte, e Camillo Benso Conte di Cavour poté saldare i suoi enormi debiti con i Rothschild. La conquista degli Stati che componevano la Penisola italiana e, in particolare, del ricco Regno delle Due Sicilie da parte dei Savoia non fu solo dettata dall’esigenza di rientrare dall’esposizione nei confronti di Banque Rothschild che aveva già investito parecchio nelle avventure belliche piemontesi. Nella spedizione dei Mille, il ruolo della massoneria inglese fu determinante con un finanziamento di tre milioni di franchi ed il monitoraggio costante dell’impresa. Nelle lettere di Mazzini a Pike (un noto satanista), ecco una frase emblematica: Il 15 agosto 1871 Pike disse a Mazzini che alla fine della Terza Guerra Mondiale coloro che aspirano al Governo Mondiale provocheranno il più grande cataclisma sociale mai visto. Giornali e televisioni ogni tanto ci dicono che il popolo italiano ha un mostruoso debito pubblico, ma nessuno ci dice verso chi siamo debitori. Apparentemente la cosa non è semplice da spiegare, in effetti la spiegazione è semplicissima: è soltanto una truffa, una grande truffa. Nel 1849 si costituiva in Piemonte la Banca Nazionale degli Stati Sardi, di proprietà privata. L’interessato Cavour che aveva infatti propri interessi in quella banca; impose al parlamento savoiardo di affidare a tale istituzione compiti di tesoreria dello Stato. Si ebbe, quindi, una banca privata che emetteva e gestiva denaro dello Stato! A quei tempi l’emissione di carta moneta veniva fatta solo dal piemonte, al contrario il Banco delle Due Sicilie emetteva monete d’oro e d’argento. La carta moneta del Piemonte aveva anch’essa una riserva d’oro (circa 20 milioni), ma il rapporto era che ogni tre lire di carta valevano una lira d’oro. Il fatto è che, per le continue guerre che i savoiardi facevano, quel simulacro di convertibilità in oro andò a farsi benedire, sicché ancor prima del 1861 la carta moneta piemontese era diventata carta straccia per l’emissione incontrollata che se ne fece. Avvenuta la conquista di tutta la penisola, i piemontesi misero le mani nelle banche degli Stati appena conquistati. Naturalmente la Banca Nazionale degli Stati Sardi divenne, dopo qualche tempo, la Banca d’Italia. Avvenuta l’occupazione piemontese fu immediatamente impedito al Banco delle Due Sicilie (diviso poi in Banco di Napoli e Banco di Sicilia) di rastrellare dal mercato le proprie monete d’oro per trasformarle in carta moneta secondo le leggi piemontesi, poiché in tal modo i Banchi avrebbero potuto emettere carta moneta per un valore di 1200 milioni e sarebbero potuti diventare padroni di tutto il mercato finanziario italiano. Quell’oro piano piano passò nelle casse piemontesi. Tuttavia, nonostante tutto quell’oro rastrellato al Sud, la nuova Banca d’Italia risultò non avere parte di quell’oro nella sua riserva. Evidentemente aveva preso altre vie, che erano quelle del finanziamento per la costituzione di imprese al nord operato da banche, subito costituite per l’occasione, che erano socie(!) della Banca d’Italia: Credito mobiliare di Torino, Banco sconto e sete di Torino, Cassa generale di Genova e Cassa di sconto di Torino. Le ruberie operate e l’emissione non controllata della carta moneta ebbero come conseguenza che ne fu decretato già dal 1 MAGGIO 1866, il corso forzoso, cioè la lira carta non poté più essere cambiata in oro. Da qui incominciò a nascere il Debito Pubblico: lo Stato cioè per finanziarsi iniziò a chiedere carta moneta a una banca privata. Lo Stato, quindi, a causa del genio di Cavour e soci, ha ceduto da allora la sua sovranità in campo monetario affidandola a dei privati, che non ne hanno alcun titolo (la sovranità per sua natura non è cedibile perché è del popolo e dello Stato che lo rappresenta). Oltretutto da quando nel 1935 fu decretato definitivamente che la lira non era più ancorata all’oro, si ebbe che il valore della carta moneta derivò da allora semplicemente e unicamente dalla convenzione di chi la usa e accetta come mezzo di pagamento. La carta moneta, dunque, è carta straccia e in realtà alla Banca d’Italia (che è privata), a cui si dovrebbe pagare il debito pubblico, non si deve dare nulla. Ed è necessario, infine, ricordare che ancora oggi le quote dell’attuale Banca d’Italia sono possedute da varie Casse di Risparmio, da Banche e da Assicurazioni, cioè enti privati su cui la Banca d’Italia dovrebbe vigilare.

Le banche centrali sono banche private create illegalmente e di proprietà della  famiglia bancaria Rothschild .
La famiglia è in circolazione da più di 230 anni  e si è inserita in ogni paese del pianeta, ha minacciato ogni leader mondiale e i loro governi e gabinetti con la morte e la distruzione fisica ed economica, e poi ha costretto la propria gente in queste banche centrali a controllare e gestire il portafoglio di ogni paese.
 I Rothschild controllano anche le macchinazioni di ogni governo a livello macro , non riguardo a se stesse con le vicissitudini quotidiane delle nostre vite personali. Praticamente sconosciuto al grande pubblico è il fatto che la Federal Reserve degli Stati Uniti è una società privata, situata sul proprio terreno, immune dalle leggi statunitensi. Questa società di proprietà privata (controllata dai Rothschild, dai Rockefeller e dai Morgan) stampa il denaro PER IL GOVERNO USA, che paga gli interessi per il “favore”. 

https://www.altaterradilavoro.com/litalia-uninvenzione-dei-rothschild/

La Liturgia di Venerdi 28 Gennaio 2022 San Tommaso d’Aquino


Grado della Celebrazione: Memoria
Colore liturgico: Bianco

Antifona d’ingresso
In mezzo alla Chiesa gli ha aperto la bocca,
il Signore lo ha colmato dello spirito
di sapienza e d’intelligenza;
gli ha fatto indossare una veste di gloria. (Cf. Sir 15,5)

Oppure:
La bocca del giusto medita sapienza
e la sua lingua esprime verità;
la legge del suo Dio è nel suo cuore. (Cf. Sal 36,30-31)

Colletta
O Dio, che hai reso grande san Tommaso [d’Aquino]
per la ricerca della santità di vita
e la passione per la sacra dottrina,
donaci di comprendere i suoi insegnamenti
e di imitare i suoi esempi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA (2Sam 11,1-4.5-10.13-17)
Mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Urìa l’Ittita.

Dal secondo libro di Samuèle

All’inizio dell’anno successivo, al tempo in cui i re sono soliti andare in guerra, Davide mandò Ioab con i suoi servitori e con tutto Israele a compiere devastazioni contro gli Ammoniti; posero l’assedio a Rabbà, mentre Davide rimaneva a Gerusalemme.
Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella d’aspetto. Davide mandò a informarsi sulla donna. Gli fu detto: «È Betsabea, figlia di Eliàm, moglie di Urìa l’Ittita». Allora Davide mandò messaggeri a prenderla.
La donna concepì e mandò ad annunciare a Davide: «Sono incinta». Allora Davide mandò a dire a Ioab: «Mandami Urìa l’Ittita». Ioab mandò Urìa da Davide. Arrivato Urìa, Davide gli chiese come stessero Ioab e la truppa e come andasse la guerra. Poi Davide disse a Urìa: «Scendi a casa tua e làvati i piedi». Urìa uscì dalla reggia e gli fu mandata dietro una porzione delle vivande del re. Ma Urìa dormì alla porta della reggia con tutti i servi del suo signore e non scese a casa sua. La cosa fu riferita a Davide: «Urìa non è sceso a casa sua».
Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé e lo fece ubriacare; la sera Urìa uscì per andarsene a dormire sul suo giaciglio con i servi del suo signore e non scese a casa sua.
La mattina dopo Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò per mano di Urìa. Nella lettera aveva scritto così: «Ponete Urìa sul fronte della battaglia più dura; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia». Allora Ioab, che assediava la città, pose Urìa nel luogo dove sapeva che c’erano uomini valorosi. Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab; caddero parecchi della truppa e dei servi di Davide e perì anche Urìa l’Ittita.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 50)
Rit: Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto.

Così sei giusto nella tua sentenza,
sei retto nel tuo giudizio.
Ecco, nella colpa io sono nato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.

Fammi sentire gioia e letizia:
esulteranno le ossa che hai spezzato.
Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe.

Canto al Vangelo (Mt 11,25)
Alleluia, alleluia.
Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.
Alleluia.

VANGELO (Mc 4,26-34)
L’uomo getta il seme e dorme; il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Fratelli, Dio è fedele al suo progetto di salvezza di cui noi siamo insieme beneficiari e responsabili. Riconoscenti per tale privilegio, chiediamogli la forza che viene dall’alto, dicendo:
Aiutaci, o Signore.

Perché la Chiesa sia una realtà sempre più viva e operante in mezzo agli uomini. Preghiamo:
Perché, rivestendoci quotidianamente di pazienza e fiducia, sappiamo diffondere nel cuore del prossimo speranza e pace. Preghiamo:
Perché, pur lodando Dio dei beni materiali e morali ricevuti, ci disponiamo alla rinuncia che purifica il cuore. Preghiamo:
Perché sappiamo cogliere i segni di speranza presenti nel nostro tempo e ci impegniamo a consegnare ai giovani un mondo migliore. Preghiamo:
Perché i genitori siano animati da una fiducia salda e serena nello svolgere la loro opera educativa. Preghiamo:
Per chi vive nell’attesa di tempi migliori.
Perché operiamo il bene con gratuità.

O Signore, rendici vigilanti e fiduciosi, umili seminatori della tua parola. La presenza di Cristo tra noi ci confermi nella speranza del tuo regno, dove tu sarai tutto in tutti, per i secoli dei secoli. Amen.

Preghiera sulle offerte
Sia a te gradito, o Dio,
il sacrificio che ti offriamo con gioia
nella memoria di san Tommaso [d’Aquino],
che ci ha insegnato a offrirti tutta la nostra vita
in un unico canto di lode.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona di comunione
Ecco il servo fedele e prudente,
che il Signore ha messo a capo della sua famiglia,
per nutrirla al tempo opportuno (Cf. Lc 12,42).

Oppure:
Chi medita giorno e notte la legge del Signore,
porterà frutto a suo tempo (Cf. Sal 1,2-3).

Preghiera dopo la comunione
O Signore, che ci hai nutriti di Cristo, pane vivo,
nella memoria di san Tommaso [d’Aquino],
formaci alla scuola del Vangelo,
perché conosciamo la tua verità
e la viviamo nella carità fraterna.
Per Cristo nostro Signore.

Commento
La parola di Gesù “Voi siete la luce del mondo” si può applicare a molte vocazioni cristiane ma è particolarmente adatta a un santo come Tommaso d’Aquino i cui scritti illuminano ancora oggi il pensiero cristiano e tutto il pensiero umano
La prima lettura ci fa intravedere qual è la condizione per poter essere la luce del mondo; non si tratta semplicemente di usare la propria intelligenza per ricercare il segreto delle cose ma prima di tutto di mettere la propria intelligenza in relazione con Dio. “Alla tua luce vedremo la luce” dice un salmo: per vedere la luce presente nella creazione di Dio bisogna essere in rapporto con lui. Ecco perché non esiste vera sapienza senza preghiera. “Pregai e mi fu elargita la prudenza; implorai e venne in me lo spirito della sapienza” (Sap 7,7>.
Tommaso d’Aquino è stato un santo contemplativo: il suo ideale era trasmettere agli altri le cose che egli stesso aveva contemplato, cioè capite nella preghiera, capite nel rapporto con Dio. L’intelligenza da sola può certamente fare molte cose, costruire sistemi di idee, ma sono sistemi che non corrispondono alla sapienza, hanno un effetto devastatore. Qualcuno ha detto che il mondo moderno è completamente disorientato perché gli sono state date idee cristiane impazzite. L’aspirazione alla verità, alla libertà, alla fraternità sono idee cristiane sono aspirazioni evangeliche ma se si cerca di soddisfarle prescindendo dal legame vivo con Dio il risultato è quello di mettere negli uomini una specie di febbre che impedisce di trovare il giusto equilibrio e spinge a tutti gli eccessi: ecco le rivoluzioni violente, i turbamenti continui…
Invece san Tommaso d’Aquino è sempre rimasto profondamente unito a Dio, ha pregato per ottenere quell’intelligenza vera, dinamica, equilibrata che proviene dal creatore; per questo ha potuto accogliere anche idee pagane. Non ha avuto paura di studiare Aristotele e di cercare nelle sue opere luce per capire meglio il mondo creato da Dio. Lungi dall’essere propagatore di idee cristiane impazzite egli è anzi riuscito a rendere sapienti le idee pagane; è stato aperto in modo straordinario a tutta la creazione di Dio a tutte le idee umane proprio perché viveva intensamente il suo personale rapporto con Dio. “Mi conceda Dio di parlare secondo conoscenza e di pensare in modo degno dei doni ricevuti” dice il Libro della Sapienza (7, 15): il rapporto con Dio non rimpicciolisce il cuore, non rattrappisce l’intelligenza, anzi dà il gusto di penetrare in tutti gli splendori della creazione.
Nella Chiesa ci sono molte vocazioni. Alcuni sono chiamati ad insistere fino al paradosso sul rifiuto della sapienza umana; san Paolo per esempio ha dei passi addirittura violenti contro la filosofia: la sua vocazione era di insistere sul messaggio cristiano fino a farlo sembrare incompatibile con la filosofia umana. Altri come Tommaso d’Aquino hanno la vocazione di far vedere che tra loro è possibile una profonda conciliazione che avviene quando si è rinunciato all’autonomia umana per darsi tutto a Dio: si è completamente all’unisono con il creatore ed egli ci mette profondamente in accordo con la creazione.
Domandiamo al Signore che apra il nostro spirito ad accogliere in pieno la sua luce in modo da poter attirare quelli che ne sono in ricerca; che siamo davvero anime viventi del rapporto con Dio e proprio per questo capaci di orientarci verso tutte le ricchezze dell’universo.
(> vedi tutte le altre omelie di oggi)

La Liturgia di Giovedi 27 Gennaio 2022 Giovedì della III settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)


La Liturgia di Giovedi 27 Gennaio 2022
Giovedì della III settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)


Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Verde

Antifona d’ingresso
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Maestà e onore sono davanti a lui,
forza e splendore nel suo santuario. (Sal 95,1.6)

Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
guida le nostre azioni secondo la tua volontà,
perché nel nome del tuo diletto Figlio
portiamo frutti generosi di opere buone.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA (2Sam 7,18-19.24-29)
Chi sono io, Signore Dio, e che cos’è la mia casa?

Dal secondo libro di Samuèle

Dopo che Natan gli ebbe parlato, il re Davide andò a presentarsi davanti al Signore e disse: «Chi sono io, Signore Dio, e che cos’è la mia casa, perché tu mi abbia condotto fin qui? E questo è parso ancora poca cosa ai tuoi occhi, Signore Dio: tu hai parlato anche della casa del tuo servo per un lontano avvenire: e questa è legge per l’uomo, Signore Dio! Hai stabilito il tuo popolo Israele come popolo tuo per sempre, e tu, Signore, sei diventato Dio per loro.
Ora, Signore Dio, la parola che hai pronunciato sul tuo servo e sulla sua casa confermala per sempre e fa’ come hai detto. Il tuo nome sia magnificato per sempre così: “Il Signore degli eserciti è il Dio d’Israele!”. La casa del tuo servo Davide sia dunque stabile davanti a te! Poiché tu, Signore degli eserciti, Dio d’Israele, hai rivelato questo al tuo servo e gli hai detto: “Io ti edificherò una casa!”. Perciò il tuo servo ha trovato l’ardire di rivolgerti questa preghiera.
Ora, Signore Dio, tu sei Dio, le tue parole sono verità. Hai fatto al tuo servo queste belle promesse. Dégnati dunque di benedire ora la casa del tuo servo, perché sia sempre dinanzi a te! Poiché tu, Signore Dio, hai parlato e per la tua benedizione la casa del tuo servo è benedetta per sempre!».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 131)
Rit: Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre.

Ricòrdati, Signore, di Davide,
di tutte le sue fatiche,
quando giurò al Signore,
al Potente di Giacobbe fece voto.

«Non entrerò nella tenda in cui abito,
non mi stenderò sul letto del mio riposo,
non concederò sonno ai miei occhi
né riposo alle mie palpebre,
finché non avrò trovato un luogo per il Signore,
una dimora per il Potente di Giacobbe».

Il Signore ha giurato a Davide,
promessa da cui non torna indietro:
«Il frutto delle tue viscere
io metterò sul tuo trono!

Se i tuoi figli osserveranno la mia alleanza
e i precetti che insegnerò loro,
anche i loro figli per sempre
siederanno sul tuo trono».

Sì, il Signore ha scelto Sion,
l’ha voluta per sua residenza:
«Questo sarà il luogo del mio riposo per sempre:
qui risiederò, perché l’ho voluto».

Canto al Vangelo (Sal 118,105)
Alleluia, alleluia.
Lampada per i miei passi è la tua parola,
luce sul mio cammino.
Alleluia.

VANGELO (Mc 4,21-25)
La lampada viene per essere messa sul candelabro. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Fratelli, il Padre celeste, donandoci il suo Unigenito, ci ha indicato la via nuova della salvezza, l’unica che porta alla luce del suo volto. Sicuri del suo ascolto e del suo aiuto, diciamo:
Dona la tua benedizione, Signore.

Alla Chiesa, che deve annunciare al mondo il vangelo del regno e testimoniarlo con la luce della carità. Noi ti invochiamo:
Alle guide del nostro tempo, che devono condurre la comunità umana sulle vie del vero e del bene. Noi ti invochiamo:
Agli educatori che, a imitazione dell’unico maestro, devono partecipare la libertà e la vita. Noi ti invochiamo:
A chi è indifferente o distratto, a chi misura a piccole dosi ciò che dona, a chi crede di non valer nulla. Noi ti invochiamo:
A chi, travolto da mille interessi, trascura di crescere interiormente e di maturare nella fede. Noi ti invochiamo:
Per coloro che cercano la verità.
Per chi ha ricevuto tanto dalla vita e dalla fede in Gesù.

Signore, tu che scruti nell’intimo e conosci i limiti e i desideri del cuore dell’uomo, assistici con la tua grazia, per amore di Cristo Gesù, nostro fratello e salvatore, che con te vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

Preghiera sulle offerte
Accogli i nostri doni, Padre misericordioso,
e consacrali con la potenza del tuo Spirito,
perché diventino per noi sacramento di salvezza.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona di comunione
Guardate al Signore e sarete raggianti,
non dovranno arrossire i vostri volti. (Sal 33,6)

Oppure:
“Io sono la luce del mondo”, dice il Signore;
“chi segue me, non camminerà nelle tenebre,
ma avrà la luce della vita”. (Gv 8,12)

Preghiera dopo la comunione
O Dio, che in questi santi misteri
ci hai nutriti col corpo e sangue del tuo Figlio,
fa’ che ci rallegriamo sempre del tuo dono,
sorgente inesauribile di vita nuova.
Per Cristo nostro Signore.

Commento
Dio ha dei progetti meravigliosi per i suoi figli e vuole comunicarli attraverso Gesù, suo Figlio. Scoprire quello che si nasconde dietro il regno di Dio è una grazia. Il regno di Dio non è né ermetico né impenetrabile, ma si manifesterà agli uomini come la luce che si mette in alto affinché sia vista da tutti. Gesù è la luce della rivelazione per il mondo. Noi siamo illuminati dal suo splendore per trasmettere la sua luce, come testimoni, agli altri. A colui che accetta la rivelazione della luce sarà accordata più comprensione e più luce. A colui che accetta Dio nella sua vita Dio verrà comunicato sempre più. Dio vuole offrire alla sua Chiesa molti evangelizzatori illuminati dallo Spirito. A colui che nasconde il talento che Dio gli ha accordato e non se ne serve, sarà tolto anche quello che gli rimane. La fede, crescendo, diventa una forza missionaria e crea delle comunità evangelizzatrici. La parola di Dio resti con voi in tutta la sua ricchezza.
(> vedi tutte le altre omelie di oggi)

Il primo documento ufficiale, del Comitato Internazionale per l’Etica della biomedicina, che condanna il governo italiano.

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Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB)
Parere sulla correlazione tra la disciplina della “vigile attesa e tachipirina” e la procedura d’immissione in commercio dei cosiddetti vaccini anti-Covid, nonché sulla violazione del principio del consenso libero e informato nell’ambito della campagna vaccinale. Con il presente Parere il CIEB intende richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla correlazione tra la disciplina della «Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da Sars-CoV-2» posta dalle circolari del Ministero della Salute del 30 novembre 2020 e del 26 aprile 2021 (cosiddetta strategia della “vigile attesa e tachipirina”) e le condizioni stabilite dalla normativa europea per l’immissione in commercio dei cosiddetti vaccini anti-Covid. Il Parere, inoltre, intende sensibilizzare l’opinione pubblica sulla violazione del principio del consenso libero e informato conseguente all’avvio della campagna vaccinale e all’introduzione dell’obbligo vaccinale a carico dei cittadini e degli stranieri residenti in Italia.
Ciò al fine di mettere in guardia l’opinione pubblica rispetto alla deriva antidemocratica che sta emergendo dalla gestione politica del Covid.
A tali scopi, il CIEB ritiene anzitutto necessario ricordare che le circolari ministeriali sopra citate raccomandano la gestione farmacologica dei pazienti affetti da Covid unicamente mediante trattamenti sintomatici a base di paracetamolo o di farmaci antinfiammatori non steroidei, scoraggiando i medici di base dall’utilizzo delle terapie da essi ritenute più idonee caso per caso e in concreto, secondo scienza e coscienza.
Le motivazioni che hanno indotto il Ministero della Salute a privilegiare la strategia della “vigile attesa e tachipirina”, nonché i contenuti sostanziali delle relative circolari, hanno già formato oggetto di controversie sul piano scientifico e su quello giuridico1
. Ciò che qui si vuole ricostruire è invece la relazione funzionale tra la disciplina ministeriale e l’immissione in commercio dei cosiddetti vaccini anti-Covid.
Questi ultimi, infatti, sono autorizzati in via «condizionata» e temporanea sulla base della procedura disciplinata dal regolamento della Commissione europea n. 507/2006 del 29 marzo 2006. L’autorizzazione in questione, che ha durata annuale, si applica ai «medicinali» per i quali «non siano stati forniti dati clinici completi in merito alla sicurezza e all’efficacia» (art. 3, n. 1) e può essere concessa a condizione, tra l’altro, che detti «medicinali» rispondano a «esigenze mediche insoddisfatte» (art. 3, n. 1, lett. c): e cioè esigenze rispetto alle quali non esistano soluzioni terapeutiche.
È quindi agevole cogliere la correlazione tra la disciplina della “vigile attesa e tachipirina” e la procedura d’immissione in commercio dei cosiddetti vaccini anti-Covid: se le circolari ministeriali sopra citate non avessero ostacolato – fino a precludere – l’individuazione di terapie specifiche, lasciando così insoddisfatta l’esigenza medica di contrastare il Covid, la campagna vaccinale non avrebbe potuto essere avviata. Tale correlazione sembra essere confermata anche dalla successione temporale degli eventi: l’autorizzazione condizionata all’immissione in commercio del primo “vaccino” antiCovid (dicembre 2020) ha seguito di poche settimane l’adozione della prima delle due circolari ministeriali (novembre 2020).
Altrettanto agevole è rilevare che la campagna vaccinale – mediante una strategia probabilmente preordinata – ha condotto dapprima al dirottamento mediatico dell’opinione pubblica verso un clima di attesa e di esaltazione dei cosiddetti vaccini
anti-Covid, e in seguito all’introduzione e alla progressiva estensione dell’obbligo vaccinale: un obbligo surrettizio a carico dell’intera popolazione, in quanto requisito d’accesso al cosiddetto Green Pass e, per tramite di quest’ultimo, alla fruizione di beni e servizi e allo svolgimento di attività lavorative; e un obbligo esplicito a carico di determinate categorie professionali, nonché, da ultimo, di soggetti individuati su base puramente anagrafica, al di là e al di fuori di qualsivoglia logica medica e scientifica.
In entrambi i casi, la campagna vaccinale sta comportando la violazione sistematica del principio del consenso libero e informato: per i cittadini e gli stranieri residenti in Italia che si sono sottoposti alla cosiddetta vaccinazione più o meno volontariamente – tenuto conto dello strumento di coercizione costituito dal Green Pass – perché l’incertezza scientifica che circonda la sicurezza e l’efficacia dei cosiddetti vaccini anti-Covid vanifica la condizione preliminare del consenso, e cioè la possibilità per il medico/sperimentatore di conoscere e di valutare – in scienza e coscienza – i rischi dei “vaccini” medesimi e di esporli al paziente, affinché quest’ultimo possa esprimere, o meno, un consenso realmente informato; per i cittadini e gli stranieri residenti in Italia che sono stati obbligati a vaccinarsi, perché l’imposizione dell’obbligo fa venire
meno qualsiasi possibilità di rendere un consenso realmente libero.
Sulla base di queste considerazioni, il CIEB richiama l’attenzione dell’opinione pubblica sui seguenti punti:
1 Cfr. la sentenza del TAR del Lazio n. 419 del 7 dicembre 2021, pubblicata il 15 gennaio 2022, che ha annullato la disciplina posta dalla circolare ministeriale aggiornata al 26 aprile 2021. È tuttavia significativo rilevare che l’esecutività di detta sentenza è stata sospesa – a sole 96 ore dalla sua pubblicazione – dal decreto adottato dal Presidente del Consiglio di Stato il 19 gennaio 2022.

https://www.ecsel.org/wp-content/uploads/2022/01/V-Parere-CIEB-2.pdf

  • la disciplina della “vigile attesa e tachipirina” può avere contribuito alla propagazione del virus Sars-Cov-2 e del
    Covid, mantenendo soggetti infetti a contatto con soggetti sani in ambienti domestici, e quindi inadeguati;
  • la disciplina in parola può avere altresì contribuito a causare la morte di soggetti che avevano contratto il virus
    Sars-Cov-2 e che avrebbero potuto essere salvati se sottoposti per tempo a terapie precoci e mirate contro il
    Covid;
  • detta disciplina ha precluso – di fatto – ai medici di base la possibilità di individuare approcci terapeutici volti a contrastare efficacemente la diffusione del Covid, soddisfacendo così la condizione essenziale per autorizzare l’immissione in commercio dei cosiddetti vaccini anti-Covid in conformità a quanto stabilito dal regolamento della Commissione europea n. 507/2006;
  • ai sensi di questo regolamento, i “vaccini” in questione sono «medicinali» per i quali «non siano stati forniti dati clinici completi in merito alla sicurezza e all’efficacia»: ciò che dimostra ipso iure, al di là di qualsivoglia controversia scientifica, la loro natura sperimentale;
  • nella misura in cui l’assunzione di detti «medicinali» sperimentali comporti un rischio per i soggetti riceventi, la campagna vaccinale si configura come una sperimentazione di massa condotta su soggetti inconsapevoli in spregio dei principi fondamentali di bioetica e di biodiritto posti a tutela dell’essere umano nei confronti delle applicazioni della medicina, quali i principi di precauzione, di beneficenza e di non maleficenza;
  • in particolare la campagna vaccinale ha sistematicamente condotto alla violazione del principio del consenso libero e informato, codificato all’indomani del processo di Norimberga e da allora mai posto in discussione;
  • la campagna vaccinale ha di fatto privilegiato l’immissione in commercio dei soli “vaccini” fondati sulla tecnica dell’mRNA, dagli effetti farmacologici e genetici non noti, privando il pubblico della possibilità di scelta tra questi e i vaccini tradizionali e proteici, rispetto ai quali si dispone di evidenze scientifiche più consolidate;
  • tra gli effetti non inattesi della campagna vaccinale si colloca anche l’incitamento alla discriminazione e all’odio nei confronti dei soggetti che hanno scelto di non vaccinarsi, o non possono farlo, di cui si prospetta concretamente addirittura l’esclusione dalle cure mediche in spregio a un altro principio generale di bioetica e di biodiritto, il principio di equo accesso alle cure sanitarie;
  • per quanto riguarda le conseguenze di lungo periodo della campagna vaccinale, stanno emergendo evidenze scientifiche in grado di prospettare reazioni avverse al cosiddetto vaccino anti-Covid ben più gravi di quanto finora previsto e comunicato al pubblico dal Governo e dai media, con particolare riferimento alle fasce d’età più giovani, come si evince ad esempio dall’Atto di sindacato ispettivo del Senato della Repubblica italiana del 16 giugno 2021 n. 1-00388;
  • infine è sotto gli occhi dell’intera opinione pubblica che uno degli obiettivi principali della gestione politica dell’emergenza Covid e della stessa campagna vaccinale è costituito dall’introduzione, per scopi evidentemente
    diversi da quelli sanitari, di strumenti di controllo fondati sulla digitalizzazione della vita dei cittadini e degli stranieri residenti in Italia, che con ogni probabilità saranno mantenuti anche dopo la cessazione dello stato di emergenza: ed è in questo senso che deve essere colta la relazione funzionale tra obbligo vaccinale e accesso al Green Pass.
    Tutto ciò premesso, il CIEB:
    1) ribadisce l’invito rivolto al Governo italiano a recedere dalla politica volta ad imporre l’obbligo vaccinale e di Green Pass ai cittadini e agli stranieri residenti in Italia;
    2) invita gli altri Stati, nonché le Organizzazioni internazionali, a valutare l’opportunità di adottare misure di moral suasion nei confronti del Governo italiano affinché ponga fine alla sperimentazione di massa, su cittadini e stranieri
    residenti, di un medicinale sperimentale impropriamente denominato “vaccino”;
    3) qualora dette misure di moral suasion dovessero rivelarsi inefficaci, invita gli Stati e le Organizzazioni internazionali a prendere in considerazione quegli interventi umanitari che dovessero rivelarsi necessari per salvaguardare la sicurezza e i diritti fondamentali dei propri cittadini residenti in Italia, oltreché dei cittadini italiani;
    4) evidenzia la tendenza ad accentrare, sulla scorta dello stato di emergenza, metodi e processi decisionali in capo a organi monocratici, e non collegiali, come conferma ad esempio la recente decisione del Presidente del Consiglio di Stato di
    sospendere l’esecutività della sentenza del TAR del Lazio che annulla la disciplina della “vigile attesa e tachipirina”;
    5) sollecita l’attenzione dell’opinione pubblica interna e internazionale sulla condotta del Governo italiano anche in vista delle scelte politiche che nelle prossime settimane potrebbero aprire la strada a modifiche rilevanti dell’assetto
    istituzionale del Paese e al rischio di incidere ulteriormente sui diritti e le libertà fondamentali di cittadini e stranieri residenti, riconosciuti dai Trattati internazionali di cui anche l’Italia è parte contraente.

Roma-Parigi, 20 gennaio 2022
Il testo originale del Parere è pubblicato sul sito https://www.ecsel.org/cieb/

La Liturgia di Mercoledi 26 Gennaio 2022 Santi Timoteo e Tito


Grado della Celebrazione: Memoria
Colore liturgico: Bianco

Antifona d’ingresso
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.
Grande è il Signore e degno di ogni lode. (Sal 95,3-4)

Colletta
O Dio, che hai reso partecipi del carisma degli apostoli
i santi Timoteo e Tito,
per la loro comune intercessione concedi a noi
di vivere con giustizia e pietà in questo mondo
per giungere alla patria del cielo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA (2Tm 1,1-8)
Mi ricordo della tua schietta fede.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno. Mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia. Mi ricordo infatti della tua schietta fede, che ebbero anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce, e che ora, ne sono certo, è anche in te.
Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza. Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Parola di Dio.


oppure:

(Tit 1,1-5 – A Tito, mio vero figlio nella medesima fede)

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito

Paolo, servo di Dio e apostolo di Gesù Cristo per portare alla fede quelli che Dio ha scelto e per far conoscere la verità, che è conforme a un’autentica religiosità, nella speranza della vita eterna – promessa fin dai secoli eterni da Dio, il quale non mente, e manifestata al tempo stabilito nella sua parola mediante la predicazione, a me affidata per ordine di Dio, nostro salvatore –, a Tito, mio vero figlio nella medesima fede: grazia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù, nostro salvatore.
Per questo ti ho lasciato a Creta: perché tu metta ordine in quello che rimane da fare e stabilisca alcuni presbìteri in ogni città, secondo le istruzioni che ti ho dato.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 95)
Rit: Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.

Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
È stabile il mondo, non potrà vacillare!
Egli giudica i popoli con rettitudine.

Canto al Vangelo (Lc 4,18)
Alleluia, alleluia.
Lo Spirito del Signore è sopra di me:
mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio.
Alleluia.

VANGELO (Lc 10,1-9)
La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Carissimi, la memoria dei santi vescovi Timoteo e Tito ci invita a pregare Dio Padre, perché la Chiesa perseveri con coraggio nell’opera missionaria ed evangelizzatrice iniziata dagli apostoli. Diciamo insieme:
Donaci, Signore, il coraggio della testimonianza.

Per il popolo santo di Dio: porti ovunque il messaggio di salvezza del vangelo. Preghiamo:
Per i candidati all’ordine del diaconato e presbiterato: ricevano da Dio uno spirito di forza, coraggio e saggezza. Preghiamo:
Per quanti soffrono violenza e ingiustizie a causa del vangelo: siano aiutati dalla forza di Dio e sostenuti dalla solidarietà dei fratelli. Preghiamo:
Per i capi delle nazioni: esercitino il loro mandato per il bene della comunità civile. Preghiamo:
Per quanti hanno incarichi di responsabilità nelle nostre comunità: siano in mezzo a noi come coloro che servono e amano. Preghiamo:
Per i missionari della nostra diocesi.
Per i seminari della nostra comunità parrocchiale.

Signore Dio nostro, che arricchisci la tua Chiesa con una grande varietà di doni naturali e soprannaturali, esaudisci le nostre preghiere e fà che la tua salvezza si manifesti alle genti. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Preghiera sulle offerte
Accogli, o Signore, i doni del tuo popolo
nella festa dei santi Timoteo e Tito,
e rendici a te graditi per la sincerità del cuore.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona di comunione
«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo:
io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo»,
dice il Signore. (Cf. Mc 16,15; Mt 28,20)

Preghiera dopo la comunione
I sacramenti che abbiamo ricevuto, Signore Dio nostro,
alimentino in noi quella fede
che la predicazione apostolica ha trasmesso
e l’amorosa dedizione dei santi Timoteo e Tito ha custodito.
Per Cristo nostro Signore.

Commento
Timoteo, di padre pagano e di madre ebreo-cristiana, Eunice, fu discepolo e collaboratore di san Paolo e da lui preposto alla comunità ecclesiale di Efeso.
Tito, anch’egli compagno di san Paolo nell’attività missionaria, fu posto alla guida della Chiesa di Creta.
I due discepoli sono destinatari di tre lettere «pastorali» dell’apostolo, che fanno intravedere i primi lineamenti dei ministeri nella Chiesa.
(> vedi tutte le altre omelie di oggi)


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