Quando arriva il Natale le tavole degli italiani si riempiono di dolci della tradizione: non solo pandoro e panettone, considerati all’estero dei dolci simbolo del Natale in Italia, ma tante specialità realizzate nel nostro Paese, da nord a sud. Nelle grandi città, come nei borghi e nelle valli, la proposta di dolci tipici è davvero varia. Cominciamo allora questo mini tour dei dolci natalizi tipici d’Italia, da quelli più noti ai meno conosciuti.
Dolci di Natale nel Belpaese: le golosità simbolo dell’Italia
Le dolci specialità natalizie del Belpaese lo ripercorrono da nord a sud, tutte super golose: partiamo dal nord Italia con il pandoro veronese e il panettone lombardo, i più noti al mondo, ma troviamo anche il tronchetto di Natale piemontese e il certosino emiliano, fino a scendere al centro, con il panforte toscano e il pangiallo laziale, per arrivare poi al sud, con gli struffoli napoletani, le cartellate pugliesi, i fichi chini calabresi e la cubaita siciliana. Dimenticatevi delle calorie e godetevi questo viaggio culinario nei sapori delle feste, tra profumi e squisitezze irresistibili.
1. Panettone – Milano
Il panettone è il dolce tipico milanese realizzato con un impasto lievitato a base di farina, acqua, lievito madre, uova, burro, frutta candita, scorzette di cedro e arancio e uvetta. A renderlo famoso, anche la classica forma a tappo di champagne. Ma perché si chiama così? Il suo nome deriva da “Pan de Toni”, prendendo spunto dal suo inventore Toni, uno sguattero che prestava servizio presso la Corte di Ludovico il Moro. La leggenda narra che il dolce nacque nel Quattrocento in seguito a un incidente avvenuto in cucina: il capocuoco degli Sforza, aveva infatti bruciato il dolce preparato per il banchetto di Natale. A salvare tutto ci pensò proprio Toni che, con del lievito madre avanzato, miscelato a farina, uova, zucchero, cedro e uvetta, realizzò quello che tutti oggi conosciamo come il simbolo del Natale, apprezzato in tutto il mondo.
Se volete sorprendere i vostri ospiti con un panettone speciale, provate la ricetta del panettone farcito al gelato.
2. Pandoro – Verona
Il pandoro è un dolce tipico di Verona, un altro simbolo del Natale italiano nel mondo. A renderlo famoso e irresistibile, la sua pasta sofficissima, il profumo di vaniglia e la sua tipica forma a tronco, con rilievi a stella, servito con una spolverata di zucchero a velo. Gli ingredienti base della preparazione sono farina, zucchero, uova, burro, lievito e burro di cacao: una ricetta che nasce nell’Ottocento come variante del Nadalin, dolce tipico veronese del Duecento. La sua nascita ha però una data precisa: 14 ottobre 1894, quando Domenico Melegatti depositò il brevetto ufficiale di questo dolce morbidissimo e profumato, considerato ancora oggi un intramontabile simbolo natalizio. Il suo nome, invece, risalirebbe ai tempi della Repubblica Veneziana, quando si offriva un dolce tipico chiamato “Pan de oro”.
Il tronchetto di Natale è un dolce giunto in Piemonte dalla Scandinavia e che si prepara durante le festività. Un dolce molto calorico e goloso: contiene infatti burro, mascarpone, uova, crema di marroni, panna e cioccolato, tutti ingredienti che lo rendono ricco e irresistibile. La sua forma ricorda quella di un pezzo di legno: secondo la leggenda, infatti, si ispira al ceppo di legno che le famiglie contadine piemontesi mettevano sul fuoco per riscaldarsi, durante la notte di festa. Il capofamiglia benediceva il tronco con il segno della croce, e lo bagnava con il vino rosso pronunciando la frase: “Si rallegri il ceppo, domani è il giorno del pane”.
4. Certosino o Panspeziale – Bologna
Il certosino o panspeziale, è un tipico dolce natalizio bolognese: si tratta di una ricetta molto antica che risale al medioevo, quando questo dolce veniva prodotto dagli speziali, i farmacisti dell’epoca. Furono poi frati certosini della Certosa di Bologna, a prenderne in carico la produzione: da qui il nome “certosino” o “panspeziale”.
Il dolce viene realizzato con farina, mandorle, pinoli, miele, canditi, marmellata di mele cotogne o mostarda, cacao e cioccolato. Il tutto sarà poi decorato con frutta candita, noci, mandorle e spennellato con miele caldo. La stagionatura è una fase fondamentale per la buona riuscita di questo dolce: perché il certosino sia veramente buono, dovrà infatti riposare per almeno 10 o 20 giorni. Per questo si consiglia di prepararlo entro fine novembre o comunque in largo anticipo. Il 23 giugno del 2003 la delegazione di Bologna dell’Accademia Italiana della Cucina, ha depositato presso la Camera di Commercio, la ricetta ufficiale del Certosino, protetta dal marchio di qualità Stg (Specialità tradizionale garantita).
5. Panforte – Siena
Il panforte è un dolce tipico della città di Siena e della tradizione toscana, che si prepara in occasione del Natale, ma che è possibile gustare tutto l’anno. Conosciuto anche come panpepato, era originariamente un pane arricchito con spezie e pepe, che era possibile trovare a Siena già nel 1200, quando coloni e servi portavano questo pane morbido come tributo alle monache del convento di Monte Celso. Un pane composto da acqua, miele e frutta fresca che, dopo pochi giorni dava origine a muffe che donavano al dolce un sapore acidulo: da qui “panes fortis” o “pane acido”. La ricetta è stata poi modificata negli anni con l’aggiunta di frutta candita, miele, mandorle, spezie e pepe. Oggi l’impasto del panforte viene preparato con mandorle, frutta candita, spezie miste come cannella, chiodi di garofano, noce moscata, zenzero – il tutto legato da un delizioso sciroppo di miele e zucchero – e cotto in forno.
6. Pangiallo – Lazio
Il pangiallo romano è un tipico pandolce natalizio del Lazio. Risale alla Roma imperiale, dove si usava prepararlo durante il solstizio d’inverno, come buon auspicio per il ritorno alle giornate lunghe. Il suo nome deriva dal colore della glassa che lo ricopre, realizzata con farina, olio extravergine d’oliva, acqua e zafferano. Il ripieno viene invece preparato con farina, noci, mandorle, nocciole, pinoli, fichi secchi, miele, cacao amaro e scorza di arancia, a cui viene spesso aggiunta anche la ricotta.
7. Struffoli – Napoli
Gli struffoli sono un tipico dolce natalizio della tradizione napoletana: un dolce povero di origini greche, dove venivano chiamati strogulos, che letteralmente significa “pasta sferica”. Si tratta infatti di morbide palline di pasta dolce, fritte in olio bollente (in origine nello strutto), passate poi nel miele e arricchite con canditi e confettini colorati. Un tempo, a Napoli, gli struffoli venivano preparati nei conventi, dalle suore di diversi ordini, e poi portati in dono, nel periodo natalizio, alle famiglie nobili che si erano distinte per azioni di carità verso i più bisognosi.
8. Cartellate – Puglia
Lecartellate, chiamate in dialetto pugliese “carteddate”, sono un dolce natalizio tipico della tradizione pugliese. Si tratta di coroncine di pasta aromatizzata dai bordi seghettati, fritte e poi ricoperte di miele, che le rende appiccicose, o di vincotto. La tradizione vuole che la sfoglia, in cottura, assuma la forma delle fasce di Gesù Bambino. La loro storia è antichissima, addirittura alcuni la fanno cominciare intorno al VI secolo a.C. Non si sa molto nemmeno dell’origine del nome che, probabilmente, potrebbe derivare dal greco Cartallos (κάρταλλος) che significa “cesto”. Infatti, in una pittura rupestre ritrovata vicino Bari, si possono scorgere dolci simili che venivano offerti agli dei seguendo il culto di Cerere. Andando un po’ avanti nel tempo, le cartellate si ritrovano in un resoconto del 1517 sotto il nome di “nuvole”, dolce preparato per il banchetto nuziale di Bona Sforza, la figlia di Isabella d’Aragona.
9. Fichi chini – Calabria
I fichi chini sono un dolce natalizio tipico della tradizione calabrese. Da sempre i fichi sono molto diffusi in Calabria, dove vengono consumati sia freschi che secchi. In questa preparazione i fichi saranno farciti con frutta secca, cioccolato e canditi, e sovrapposti a quattro a quattro, così da formare una croce, simbolo religioso del Natale. Come per molti altri dolci, questa particolare forma nasce nel Medioevo dall’idea di alcune monache: la croce cristiana era ottenuta incrociando e sovrapponendo quattro fichi aperti a metà.
10. Cubaita – Modica
La cubaita è un torrone siciliano tipico della città di Modica, in provincia di Ragusa, e che si prepara solitamente nel periodo natalizio. Una ricetta che arriva dal Medio Oriente realizzata con miele, sesamo, mandorle e buccia di arance e limone. Un dolce profumato e saporito, che in Sicilia prende il posto del torrone. La cottura è il momento più delicato della preparazione: è importante non far bruciare il miele e le mandorle. Si tratta di un dolce particolarmente duro che si mangia facendolo sciogliere in bocca.
RICEVETE LA BENEDIZIONE CHE IN NOME DELLA DIVINA VOLONTÀ FACCIO DISCENDERE SU CIASCUNO E CHE DARÀ FRUTTI IN COLORO CHE SONO DEBITAMENTE PREPARATI SPIRITUALMENTE.
Figli del Nostro Re, sto vedendo che alcuni sono molto confusi, altri li vedo molto fiduciosi, altri ancora li vedo prendersi gioco di quello su cui la Casa Paterna vi sta mettendo in guardia.
Non avete ancora compreso che per voi è necessario mantenere una condizione permanente di pace. Il demonio, come leone ruggente,(1 Pt 5,8)incombe su di voi, Popolo di Dio.
PREPARATEVI, NON DIMENTICATELO, PREPARATEVI!
Il Nostro amato paese della Guadalupana sarà scosso fortemente. Se questo popolo pregherà con forza, con amore e con Fede, sarà ascoltato e le stragi verranno minimizzate. Le preghiere devono essere governate dalla Fede e dal debito stato di Grazia di ciascuno di coloro che pregano.
DESIDERO CHIEDERVI CHE TRA L’UMANITÀ AUMENTI IL NUMERO DELLE PERSONE CHE PREGANO.
Il Centroamerica sarà colpito, il suo suolo tremerà. Queste terre cristiane sono state accaparrate dal comunismo (1), gli sono state servite su un piatto d’argento dai loro governanti, da quelli che come maggiordomi del male si stanno preparando a offrire il loro bottino di anime all’Anticristo.
Popolo del Nostro Re e Signore Gesù Cristo, in questo momento siate saldi, non tiepidi. Fate un esame di coscienza, è in questo modo che dovete prepararvi, abbandonando gli stracci che vi portate addosso e che non vi lasciano ascendere spiritualmente.
Il male vi tiene legati alle cose mondane, mentre è necessario che non vi lasciate sedurre dagli inganni diabolici.
Intraprendete ora il cammino verso il quale siete stati chiamati, ciascuno nell’ambito di ciò che vi è stato affidato, senza perdita di tempo, perché il tempo si sta esaurendo!
STA PER ARRIVARE L’OSCURITÀ!
Fate attenzione, l’oscurità arriverà sulla terra senza che ve lo aspettiate.
È necessaria la preparazione spirituale, guardatevi dentro:
Come vi state comportando? Com’è il vostro carattere? Il vostro pensiero è retto o vi dominano le cattive intenzioni nei confronti dei vostri simili, che vi portano all’invidia e alla mancanza di carità?
Dovete imparare a perdonare voi stessi e a perdonare al prossimo. Non giudicate, lasciate i giudizi a Dio.
Cambiate vita, non assecondate i desideri che sono indebiti e che vi portano ad allontanarvi dal Nostro Re e Signore Gesù Cristo e dalla Nostra Regina e Madre degli Ultimi Tempi.
COME PRINCIPE DELLE LEGIONI CELESTI VENGO CON LA VERITÀ SULLE MIE LABBRA. Io non vengo ad allarmarvi né a procurarvi preoccupazioni o angosce, non intendo spaventarvi, ma invece vi chiedo:
Perché avete paura, se vivete facendo il bene? Come mai i figli di Dio che si comportano bene e fanno del bene, si spaventano di fronte alla Verità Rivelata?
SONO I FIGLI DEL NOSTRO RE E SIGNORE, QUELLI CHE VIVONO ALL’OMBRA DEL LORO SIGNORE, CHE NON HANNO PAURA NÈ DI GIORNO NÉ DI NOTTE, PERCHÈ SONO CERTI DELLA PROTEZIONE DIVINA.
Chi non vorrebbe sapere la Verità sul futuro per prepararsi?
La paura è normale nell’uomo, anche se è proprio dei figli di Dio minimizzare la paura sui temi inerenti al Nostro Re e Signore Gesù Cristo, dettagliati nel libro dell’Apocalisse. L’uomo è chiamato a confidare maggiormente nella Trinità Sacrosanta e nella Nostra Regina e Madre e meno in sé stesso.
“Ricordati dunque quanto hai ricevuto e udito; serbalo e ravvediti. Se tu non vegli, io verrò su di te come un ladro, e non saprai a quale ora verrò su di te.” (Apoc. 3,3)
Pregate figli del Nostro Re e Signore Gesù Cristo, pregate per l’Indonesia, patirà e soffrirà duramente.
Pregate figli del Nostro Re e Signore Gesù Cristo, pregate per i Balcani, potenze mondiali sono giunte fino a questo territorio.
Pregate figli del Nostro Re e Signore Gesù Cristo, pregate per il Messico, tremerà fortemente.
Pregate figli del Nostro Re e Signore Gesù Cristo, pregate per gli Stati Uniti.
Vi porteranno da un luogo all’altro, ci saranno continui regressi nella salute ed entrerete in panico:
Dov’è la Fede? Dov’è il “credo in Te Signore?” Dov’è la Fede nella protezione della Nostra Regina e Madre e nella protezione dei Cori Angelici?
Avanti, Popolo di Dio, avanti!
VOI NON SARETE MAI ABBANDONATI. LE MIE LEGIONI VI STANNO PROTEGGENDO, NON TEMETE.
San Michele Arcangelo
AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO
“Certo egli ti libererà dal laccio dell’uccellatore e dalla peste mortifera. Egli ti coprirà con le sue penne e sotto le sue ali troverai rifugio; la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza. Tu non temerai lo spavento notturno, né la freccia che vola di giorno, né la peste che vaga nelle tenebre, né lo sterminio che imperversa a mezzodì. Mille cadranno al tuo fianco e diecimila alla tua destra, ma a te non si accosterà. Basta che tu osservi con gli occhi e vedrai la retribuzione degli empi. Poiché tu hai detto: «O Eterno, tu sei il mio rifugio», e hai fatto dell’Altissimo il tuo riparo, non ti accadrà alcun male, né piaga alcuna si accosterà alla tua tenda. Poiché egli comanderà ai suoi Angeli di custodirti in tutte le tue vie. (Sal 91, 3-11)
Le orchidee appartengono all’ordine delle Asparagales, alla famiglia delle Orchidaceae e ad circa 775 generi, e specie tra i più noti troviamo il genere Brassia, Paphiopedilum, Phalaenopsis, Phragmipedium, Pleione, Vanda, Cambria, Cattleya, Dracula, Laelia, Lycaste, Cymbidium, Dendrobium, Miltonia Miltoniopsis, Odontoglossum, Oncidium.
Caratteristiche generali
Le Orchidee fanno parte di una famiglia di piante monocotiledoni, comprendono un elevatissimo numero di generi, specie e ibridi, che possono essere sia spontanei che coltivati. Nonostante le diversità tra le diverse specie ci sono dei denominatori comuni tra tutti i fiori di orchidea.
Il fiore di Orchidea ha una caratteristica struttura alata, composta nella parte superiore da un calice, costituito da tre elementi detti sepali, mentre nella parte inferiore abbiamo tre petali, uno di questi chiamato labello, differente dagli altri due per la sua forma.
Il colore e le dimensioni del labello variano a seconda delle diverse specie. I fiori delle orchidee sono composti sia da organi maschili che femminili, l’ impollinazione avviene tramite insetti che trasportano il polline gelatinoso di fiore in fiore. Le foglie sono per lo più semplici, a volte possono apparire carnose e di forma tubolare.
La maggior parte delle orchidee è originaria delle zone umide della fascia intertropicale.
Nel nostro Paese si trovano circa 85 di specie spontanee, diffuse sia in montagna che vicino alle nostre coste. Molte di queste specie sono in via di estinzione.
Oltre alle caratteristiche differenti anche gli habitat cambiano a seconda delle specie, troviamo le specie epifite, cioè che hanno solo radici aeree che crescono su tronchi o rocce, specie terrestri e specie sotterranee e semi-acquatiche. In tutto il mondo non esiste una zona che non abbia una specie autoctona. Esiste proprio una classificazione che si basa sull’habitat e che consente di distinguere le orchidee tra: orchidee simpodiali, orchidee monopodiali, orchidee, terrestri, epifite, litofite.
Principali generi e specie
La famiglia delle orchidee è davvero molto vasta, forse tra le piante fiorite è la più grande con le sue oltre 30.000 specie e con le centinaia di migliaia di ibridi. Citiamo alcuni generi tra i più noti e alcune specie e cultivar. Rimandiamo poi alle singole pagine per maggiori dettagli.
Cattleya Si tratta di un’orchidea epifita originaria dell’America centrale, del Brasile e del Perù. I suoi fiori, dai colori vivaci, possono essere solitari o riuniti in infiorescenze.
Bletilla Striata Ha un’altezza di circa 30 cm ed è originaria della Cina, del Giappone e del Vietnam
La sua fioritura avviene generalmente tra marzo e giugno.
Cypripedium calceolus E’ nota anche come scarpetta della Madonna, le sue origini si collocano in Asia ed in Europa.
Cymbidium Proviene dalle regioni montuose tropicali e subtropicali dell’Asia. La sua fioritura avviene da gennaio a maggio in base alla specie.
Paphiopedilum Le sue origini sono dell’Asia intertropicale. Generalmente la sua fioritura avviene in tutti i periodi dell’anno.
Dendrobium Ha origini indiane, australiane e ci sono specie che provengono dalle isole del Pacifico meridionale.
Stanhopea Proviene dal centro/sud america e può fiorire più volte l’anno
Phalaenopsis E’ nativa delle Indie Orientali e delle Filippine.
Miltonia Detta anche Orchidea Pansé, proveniente dal Brasile.
Vanilla planifolia È originaria del Messico e viene coltivata ai tropici dove i baccelli di vaniglia che contiene vengono utilizzati in cucina e nella cosmesi.
Macodes petoda È originaria di Sumatra e delle Filippine. Fa parte del gruppo delle orchidee gioiello.
Angraecum Sesquipedale E’ nota anche con il nome di Orchidea di Darwin che si accorse per primo che aveva un impollinatore notturno.
Oncidium Genere di orchidee molto vario con molte centinaia di specie. Di solito hanno il labello carnoso. Sono conosciute anche come “Orchidee Ballerine”.
Odontoglossum A questo genere appartengono circa 300 specie, native delle alte foreste dell’America centrale e meridionale. La loro fioritura avviene due volte l’anno.
Dracula bella E’ nativa della Columbia ed è molto scenografica
Bulbophyllum falcatum Si tratta di una pianta piccola di origine Africana, per vedere i suoi piccolissimi fiori occorre una lente d’ingrandimento
Pragmipedium E’ originaria del Messico e dell’America meridionale.
Bulbophyllum Thai Spider Si tratta di un ibrido artificiale.
Cypripedium x ventricosum E’ nota come essere una delle scarpette di Venere.
Pleurothallis insigne La si trova nell’America tropicale.
Hamelwellsara Happy Hour Un ibrido con fiori vivaci dai colori accesi
Psychopis Krameriana Il suo nome significa “che somiglia ad una farfalla”, si tratta di una specie davvero molto bella.
Stanhopea Hautlieu I suoi strani fiori emergono dalla parte bassa della pianta e hanno una breve durata
Coelogyne cristata Una delle specie più apprezzate dagli appassionati di orchidee.
Consigli generici per coltivare le orchidee
Come per tutte le piante anche le orchidee hanno delle particolari esigenze che vanno rispettate se si vuole una crescita corretta ed una buona fioritura.
Coltivare le orchidee non è impossibile, anzi ci sono specie, come la Phalaenopsis, la Oncidium, la Paphiopedilum e la Cymbidium proprio adatte ai principianti.
I consigli migliori li trovate sulle pagine dei singoli generi o specie. Qui ci sono consigli generali.
Esposizione
A seconda della varietà cambiano anche le esigenze legate all’esposizione ed al clima. L’ Orchidea predilige esposizioni con un abbondante illuminazione, ma non alla luce diretta del sole. La luce è determinante per la loro crescita ma possono esserci variazioni di quantità a seconda della specie. Anche la temperatura ideale per la coltivazione di queste piante può variare a seconda della specie. Comunque si consiglia per la maggior parte delle specie di evitare il caldo torrido e le gelate invernali.
Idem, per quel che riguarda l’umidità ambientale, troppa può provocare la comparsa di macchie sui fiori, poca può fare ingiallire il fogliame.. E’ meglio umidificare l’ambiente piuttosto che bagnare direttamente il substrato.
Durante i mesi più caldi le orchidee vanno annaffiate dalle 2 alle 4 volte per settimana. Durante i mesi più freddi le annaffiature si possono portare ad una volta la settimana. E’ bene considerare che le epifite assorbono anche l’umidità dall’ambiente circostante grazie alle radici aeree. L’acqua ideale è quella piovana ma è possibile usare anche acqua filtrata o acqua distillata.
L’acqua deve essere a temperatura ambiente.
Se si annaffiano troppo le orchidee muoiono, quella della troppa acqua rappresenta la causa di morte più comune per le orchidee in vaso. Con un’eccessiva irrigazione le radici si decompongono e non sono più in grado di assorbire. Questo è il motivo per il quale spesso le orchidee sono coltivate in vasi trasparenti: per controllare lo stato delle radici e regolare le annaffiature.
Se, al contrario, le orchidee vengono annaffiate troppo poco si manifestano diversi sintomi come l’appassimento e l’afflosciamento delle foglie. Per aumentare l’umidità negli ambienti troppo secchi si possono nebulizzare le foglie.
Il substrato per le specie epifite funge principalmente da sostegno e per le specie specie terrestri funge da nutriente. Il periodo ottimale per rinvasare le orchidee è la primavera meglio se la pianta non è in fiore. Alcune orchidee vanno rinvasate biennalmente o triennalmente Generalmente le orchidee preferiscono substrati acidi, con una buona aeratura, soffici, che siano poveri di elementi minerali; un terriccio potrebbe essere composto da torba, sfagno, foglie e corteccia di conifere, radici di felci, terra di bosco. Spesso le specie epifite sono coltivate su “zattere” di corteccia, di sughero o miste a materiali spugnosi, per fare in modo che la pianta cresca in un habitat il più simile possibile a quello naturale
Concimazione
I terricci per le orchidee scarseggiano in sostanze nutritive. Questo perché si tratta di piante poco esigenti in questi termini. Il concime comune per le piante da appartamento non va bene, risulta troppo forte e potrebbe bruciare le radici. Occorre optare per due fertilizzanti: uno più equilibrato da usare per la crescita primaverile ed estiva e uno più ricco di potassio che favorisce la fioritura in autunno ed inverno. Si cambia fertilizzante quando cambia la stagione: le due fasi devono coincidere.
La fioritura delle orchidee avviene spontaneamente nel periodo autunnale ma può anche avvenire anche in altri periodi dell’ anno, questo per le varie manipolazioni dell’ uomo. Per favorire la fioritura del Cymbidium si deve tenere presente che questa pianta, per fiore l’anno successivo, necessita di molta luce e di un deciso calo delle temperature notturne durante l’estate. La differenza ideale dovrebbe aggirarsi attorno agli 8 gradi per una quindicina di giorni. Se non c’è pericolo di gelate la pianta dovrebbe essere portata all’esterno, in posizione riparata. Prima che arrivi il freddo la pianta va riportata all’interno e va tenuta in un luogo fresco. E’ fondamentale che l’ambientamento avvenga in modo graduale perché i cambiamenti bruschi provocano la caduta delle gemme.
Moltiplicazione
Le orchidee si moltiplicano per seme o vengono propagate vegetativamente per divisione delle piante adulte o per coltura di apici meristematici. Si tratta di operazioni piuttosto complesse che occorre compiere in ambienti particolari, non si possono fare a casa.
Qualora si volesse tentare vi consigliamo di provare con i Cymbidium che si possono moltiplicare per divisione. Si prende una pianta che ormai è divenuta troppo grande per il suo vaso. La si divide in maniera tale da ottenere tre grandi pseudobulbi verdi e un vecchio bulbo bruno. La pianta va tagliata cercando di fare meno danni possibili. Vanno controllate le radici di ogni “cespo”, vanno eliminate quelle danneggiate. Le radici che restano vanno tagliate a 12 cm circa di lunghezza. Le piante vanno rinvasate in vasi sufficientemente grandi nei quali dovranno restare nei due anni successivi.
Meglio comunque limitarsi a curare la propria orchidea e a lasciare la propagazione agli esperti del settore che hanno disponibile tutta l’attrezzatura necessaria.
Parassiti e malattie
I problemi più comuni legati alle orchidee trovano origine non tanto dalle malattie quanto da una scorretta manutenzione legata alle errate temperature o annaffiature. Se ad esempio la luce è poca si possono indebolire i germogli, si possono accartocciare le foglie, può non formarsi la gemma fiorale. Se al contrario la luce è eccessiva allora si possono ingiallire le foglie, può comparire una colorazione rossa nel fogliame, si possono decolorare i fiori. Anche un’umidità eccessiva può fare ingiallire le foglie, degradare i pseudobulbi e fuoriuscire le radici dal vaso
Le temperature troppo basse possono fare comparire una colorazione rossastra nel fogliame più giovane, possono fare imbrunire la base dei fiori, possono fare comparire maculature brunastre sui fiori.
Consigli
Il substrato da utilizzare per le Orchidee può essere diverso a seconda della specie, nella maggior parte dei casi i materiali da utilizzare sono: sfagno, torba, frammenti di scorza di pino, foglie di faggio, corteccia di sughero, cortecce varie, polistirolo. La moltiplicazione avviene sia per seme che per divisione, da tener conto che queste operazioni sono molto complesse, da eseguire in determinati ambienti, quindi si sconsiglia di effettuarli in casa. Il rinvaso si effettua solo in alcuni casi: quando la pianta è cresciuta troppo, e quindi il vaso è diventato piccolo per poterla ospitare, quando la pianta è infestata da parassiti e muffe, infine quando il substrato diventa marcio a causa di eccessi idrici.
Curiosità
La maggior parte delle specie è originaria delle zone tropicali di Asia, America centrale e Sudamerica.
La famiglia delle Orchidacee risulta tra le più numerose al mondo, conta infatti circa 650 generi, 25.000 specie e più di 100.000 ibridi. Questa pianta è utilizzata anche a scopo terapeutico, come emolliente e antinfiammatorio.
In arte l’ Orchidea ha da sempre rappresentato la raffinatezza, il lusso, la sensualità e l’eleganza.
Le orchidee sono quasi tutte allogame ossia ad impollinazione incrociata, pertanto in natura per favorire il contatto del polline con i pronubi (insetti, colibrì, pipistrelli, lumache), devono dare via a degli stratagemmi perché la scarsa produzione di nettare dei loro fiori non basta per attirarli; tra gli stratagemmi più curiosi troviamo la somiglianza di alcuni fiori di orchidee che in ricorda le femmine di certi insetti.
Linguaggio dei fiori
L’orchidea simboleggia la “totale dedizione”. E’ anche simbolo di romanticismo, di passione, di sensualità.
Questo fiore si regala quando si è certi di provare sentimenti corrisposti.
L’orchidea è anche il simbolo di raffinatezza e di eleganza.
Da secoli è considerato afrodisiaco, con la sua radice o con i suoi steli si preparavano elisir d’amore, pozioni magiche e ricette contro la sterilità.
La leggenda narra del greco che Orchide, fanciullo bellissimo al quale erano spuntati due seni femminili, si uccide buttandosi da una rupe e come d’incanto sul luogo della sua morte spuntano tantissimi fiori, chiamati orchidee dallo sventurato Orchide.
La Polmonaria è una pianta da fiore il cui nome deriva dalla parola latina pulmo che vuol dire polmone, probabilmente per le macule delle foglie che ricordano gli alveoli polmonari, oppure perchè utilizzata fin dai tempi antichi per curare le affezioni della gola, la tosse e il catarro. La polmonaria vanta infatti proprietà espettoranti, astringenti, lenitive, emollienti che la denotano come pianta officinale. Le foglie e i fiori di questa pianta sono utilizzate in cucina oppure sotto forma di decotto per le sue proprietà medicali.
Comunemente chiamata borrana selvatica, o salvia di Gerusalemme oppure ancora erba macchiata, la polmonaria è una gradevole pianta da fiori che si adatta anche alla coltivazione in vaso ma predilige il terreno ombreggiato ai piedi degli alberi a foglie caduche.
Vediamo come coltivare questa pianta ma conosciamone anche le proprietà curative e come assumere la polmonaria officinalis per scopi medicali.
Polmonaria: la pianta
La pianta di polmonaria è una graziosa pianta da fiori perenne, alta dai 15 ai 40 cm, a fusto eretto, che si distingue per le foglie grandi e pelose con macchie bianche.
La pianta ama i luoghi ombreggiati e umidi, in genere prolifera nei boschi di latifoglie a 1500 metri, ma in generale è una pianta resistente che affronta bene anche la siccità.
La pianta che fiorisce ai primi di marzo è diffusa nell’Italia centro-settentrionale, e si distingue per la sua particolare fioritura che cambia colore: inizia con fiori di colore bianco rosato che in pochi giorni diventano azzurro fino a viola.
Una particolarità che la rende davvero unica e mutevole: per questo nel linguaggio dei fiori simboleggia la menzogna.
Descrizione della pianta
Pianta eretta da fiore, in botanica chiamata Pulmonaria officinalis appartiene alla famiglia delle Boraginacee. Le caratteristiche degne di nota sono:
stelo ricoperto da una fitta peluria peloso, alto 10-40 cm
foglie di colore verde brillante e allungate in basso, in alto sono più larghe e maculate di bianco
fiori con petali di colore rosa, blu o violetto inseriti su un calice peloso. la particolarità di questa pianta sta proprio nella fioritura: una stessa pianta può sbocciare con fiori di colore diverso e durante la fioritura il fiore può mutare colore passando da un bianco o rosa ad un colore azzurro tendente al violaceo.
Il fenomeno ha spiegazione nella presenza di pigmenti colorati che, al mutare del ph, fanno cambiare anche il colore di fiori.
Le specie della pianta
Esistono differenti specie di questa pianta:
La officinalis è una pianta erbacea perenne diffusa in tutta Europa formata da apparato radicale di tipo rizomatoso che genera fusti cilindrici eretti che in estate vengono sostituiti alla base da una rosetta di foglie punteggiate di bianco.
Polmonaria angustifolia è la specie perenne a portamento strisciante alta 30 cm, con foglie lanceolate, verdi ma senza macchie. questa specie fiorisce tra marzo e maggio con fiori tubolosi dai petali colore blu. La angustifolia è una pianta utilizzata per ornare aiuole e balconi, cresce bene anche in vaso.
Polmonaria longifolia è una specie cespugliosa con foglie rigide e rugose, lunghe fino a 50 cm, di colore verde scuro con macchie bianche argentee. Fiorisce in primavera con fiori campanulati dal viola al blu intenso. Cresce rigogliosa in terra in zone ombreggiate, come ornamento per aiuole e giardini.
Benediction è la specie di polmonaria perenne, alta in media 40 cm con foglie dalle macchi color argento. i suoi fiori sbocciano a marzo e sono di colore blu viola. Cresce bene in terra al fresco in zone ombrose e umide.
Polmonaria: guida alla coltivazione
La pianta di polmonaria è una pianta da fiori resistente che cresce rapidamente e non necessita di particolari cure, se tenuta in aree ombreggiate con un terreno umido. Teme infatti l’irraggiamento diretto che potrebbe farla appassire.
Ecco alcuni consigli utili per coltivare la polmonaria.
Habitat
Il primo consiglio utile per coltivare la polmonaria è quello di piantare la pianta in area ombrosa, sotto un albero per esempio, al riparo comunque dai raggi di sole diretti.
Non teme il freddo ma piuttosto soffre in caso di caldo e irraggiamento diretto. Teme le gelate fuori stagione, ad esempio quelle rare primaverili quando la pianta è già in fiore.
Il terreno dove metterla in dimore deve essere fresco e soffice, ricco di materia organica e ben drenato.
Quando annaffiare
Predilige un terreno umido e per questo va annaffiata con regolarità soprattutto in estate: non esagerare mai ed evitare la formazione di ristagni d’acqua.
Concimazione
Durante la massima fioritura in primavera la polmonaria può richiedere la somministrazione di un concime da pianta da fiore che sia ricco di potassio. Concimare:
con concime a lenta cessione ogni 4 mesi
concime liquido diluito nell’acqua dell’annaffiatoio ogni 20 giorni
Riproduzione
La moltiplicazione di polmonaria avviene
per seme
mediante la divisione dei rizomi
La moltiplicazione per seme avviene in primavera. I semi delle piante di polmonaria si tengono in frigorifero per due settimane e poi vanno seminati in terreno soffice e umido. La polmonaria si riproduce anche da sé grazie all’impollinazione facilitata dal fatto che i suoi fiori attraggono molti insetti.
La moltiplicazione tramite la divisione dei rizomi avviene grazie al fatto che la polmonaria produce numerosi germogli basali, che si possono staccare dalla pianta madre recidendo il rizoma carnoso, dando vita a nuove piante identiche. Durante l’autunno si dividono i rizomi più sviluppati in più parti ciascuna con radici ben sviluppate. Prima di interrare le porzioni recise, queste devono essere asciugate all’aria per almeno due giorni.
Messa a dimora
Quando la pianta viene messa a dimora, a fine estate, si dovrà prima
realizzare un buco abbastanza grande e distanti circa 50 cm da altre piante
coprire con terreno soffice e ricco
si annaffierà per rendere il terreno umido
Potatura
La polmonaria ha bisogno di essere potata in autunno per eliminare i fiori appassiti e le foglie rovinate e secche, lasciando solo le foglie verdi e quelle basali.
Raccolta nella specie officinalis
Nella polmonaria officinalis, che ha anche uno scopo medicale, si raccolgono
in primavera, tra marzo e aprile, i fiori
a fine estate si raccolgono la radice e le foglie che vanno fatte essiccare finché non diventano scure.
Coltivazione in vaso
Alcune specie di polmonaria, soprattutto angustifolia, viene coltivata bene anche in vaso, seguendo alcuni consigli utili:
posizionarla in area ombrosa del balcone, non sotto il sole diretto
assicurarsi che il terreno sia umido ma senza ristagno
Le polmonarie in vaso sono speso coltivate insieme ad altre piante come ad esempio le primule o le margherite gialle o le felci.
Polmonaria: cosa teme
La polmonaria è una pianta forte e resistente, rustica che però teme l’attacco da parte di:
afidi
limacce, altre lumache e chiocciole soprattutto quando il germoglio è ancora tenero
Tra le malattie fungine teme il mal bianco se il clima è troppo umido o piovoso.
Polmonaria officinalis: proprietà medicali
La pianta di polmonaria officinalis fa parte delle piante officinali usate in fitoterapia per la proprietà diuretiche, emollienti, toniche, espettoranti, lenitive, astringenti e sudorifere.
Quali parte della polmonaria si utilizzano? Si usano per scopi medicali sia le foglie sia i fiori.
La foglie essiccate si utilizzano per preparare degli infusi che servono a trattare affezioni bronchiali, mal di gola e catarro: si tratta di un infuso espettorante ed emolliente utile nel trattamento della bronchiti e per sedare la tosse.
I fiori sono alla base della preparazione di infusi dalle proprietà antinfluenzali in particolare contro il mal di gola.
Le foglie tenere si possono usare nella preparazione di minestre e hanno qualità diuretiche e sono ricche di vitamine A e C
I fiori della Polmonaria possono essere usati come tintura naturale per tingere di colore giallo-verde cotone e lana.
Infusi e decotti rimedi fai da te
I decotti e gli infusi preparati con folgie e fiori di polmonaria vantano proprietà diuretiche, emollienti, toniche, espettoranti, lenitive e astringenti .
Ecco come preparare il rimedio naturale a casa:
Per ridurre la tosse e per sciogliere il catarro lasciare a macerare 50 gr di foglie efiori in 1 litro di acqua bollente per dieci minuti. Filtrare e bere anche 3 volte al giorno.
Per lenire il mal di gola si consiglia di fare i gargarismiutilizzando 15 gr di sommità fiorite lasciate a bollire in acqua. Lasciare a riposare, filtrare e poi fare i gargarismi con il liquido tiepido.
In pochi sanno che è anche possibile preparare un decotto anche per ridurre la ritenzione idrica, dall’effetto diuretico. Basterà far bollire 60 grammi di radice di polmonaria in 1 litro di acqua. Filtrare insaporire con miele e bere tutto in più volte durante il giorno.
Polmonaria è commestibile?
Si. la polmonaria si può utilizzare anche in cucina, anzi le sue foglie sono gustose e si possono utilizzare per preparare contorni o ripieni.
Le foglie vengono cotte, come fossero spinaci, condite con olio e servite come contorno alle pietanze di carne.
Le infiorescenze invece sono edibili, ma in cucina si usano soprattutto per decorare i piatti di portata.
Polmonaria: controindicazioni
Il consumo di questi infusi non ha particolari controindicazioni.
In caso di gravidanza o allattamento, è però consigliato consultare il proprio medico o fitoterapeuta.
Attrezzatura : pentola, schiacciapatate, terrina, piatto fondo, cucchiaio, forchetta o frusta da cucina, padellino, carta assorbente, piatto da portata
Ingredienti
800 g di patate
40 g di burro
4 uova
40 g di pinoli
1 cucchiaino di maggiorana in polvere
3 cucchiai di farina 00
1/2 cucchiaino di noce moscata
150 g di pangrattato
1/2 l di olio di semi di arachidi
sale
Preparazione Cuculli di patate
Passo 1.Lessate le patate intere in abbondante acqua salata, poi pelatele, passatele allo schiacciapatate e ponete la purea in una terrina.
Passo 2.Aggiungete la noce moscata, i pinoli tritati, il burro morbido a temperatura ambiente, due uova e un tuorlo, tre cucchiai di farina, la maggiorana.
Passo 3.Amalgamate il tutto molto bene e aggiustate di sale e pepe.
Passo 4.Sbattete l’uovo intero e l’albume rimasti con una frusta da cucina o una forchetta, passate il composto preparato a cucchiaiate prima nell’uovo poi nel pangrattato e friggete in un padellino in abbondate olio caldo.
Passo 5.Scolate i cuculli e poneteli su carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso.
Scopriamo tutte le proprietà del melograno, un frutto di origini antichissime, oggi coltivato nelle zone a clima mite. Di un bel colore rosso acceso, ricco di semini da cui si ricava un succo color rubino, a volte un po’ aspro, questo frutto invernale vanta proprietà quasi ‘miracolose’ per la salute dell’uomo.
Questo frutto, amico di cuore e intestino, è presente soprattutto sulla tavola natalizia, ma è un vero toccasana. Per questo andrebbe consumato regolarmente, sia come frutto, che bevendo il succo di melograno, o come ingrediente insolito di ricette salate.
L’albero che produce la melagrana, come è anche chiamato questo frutto, è la Punica granatum, originario del Nord Africa e delle regioni caucasiche, che cresce nei climi più miti.
I suoi bei fiori rosso-vermiglio lasciano il posto ai frutti, che giungono a maturazione in autunno, pronti per essere mangiati dal momento, in cui la buccia ha assunto un tono scuro, quasi marrone.
I suoi semi, detti arilli, sono avvolti da una gelatina succosa di un bel rubino brillante, e racchiusi in una scorza dura, Per questo è anche simbolo di produttività, ricchezza e fertilità.
L’albero di melograno
Si tratta di un piccolo albero od arbusto (Punica Granatum) della famiglia delle Punicacee il cui frutto è chiamato anche melagrana.
Deriva infatti dalla composizione di due parole: ‘melo’ dal greco malum e ‘grano’ dal latino granatum, che vuol dire mela con semi. Anche se in realtà non assomiglia affatto alla mela, ne replica le dimensioni.
La pianta è originaria d’Iran, Nord Africa e Asia occidentale, ma oggi i principali produttori sono diventati Messico, Arizona e California.
In Italia comincia da pochi anni ad essere più diffuso, soprattutto in forma di succo, ma continua ad essere considerato per lo più un frutto invernale da mangiare in occasione delle feste di Natale e la pianta è coltivata per lo più a scopo ornamentale, soprattutto le specie nane o da fiore.
L’albero è un arbusto mediamente alto, dai 5 ai 7 m.
Fiori: sono rossi e formati da 3-4 petali
Foglie: sono ovali e verde brillante di circa 5-7 cm di lunghezza
Frutto: chiamato melagrana o melograno, è una bacca unica nel suo genere, sviluppatasi insieme al calice florale, che resta evidente anche quando il frutto è maturo, come una corona rialzata.
Semi: all’interno di una buccia dura e spessa si trovano circa 600 semi succosi (gli arilli) dal colore che varia dal rosso brillante al rosato, contenenti sia un gel che un semino legnoso.
Le varietà di melograno
Esistono più specie, classificate in base dell’acidità dei frutti: acidi, agrodolci e dolci. Questi ultimi sono quelli che si consumano come frutta fresca. Tra le principali varietà ricordiamo:
varietà africane e mediorientali, dal frutto più grosso e profumato come il Wonderful, il Rahab e il Khazar, sono le più consumate, con frutti che sono già maturi a ottobre, con ottime proprietà organolettiche.
varietà dolci italiane molto dolci: sono diverse, come la Alappia, il Dente di Cavallo, varietà made in Italy con frutti di media dimensione colore rosso e sapore molto dolce.
varietà italiane dolci come la Selinunte e la Dolce di Sicilia, la Profeta Partanna, il Racalmuto e la Melagrana di Firenze sono consumabili come frutta fresca, hanno sapore dolce.
Esistono anche le varietà ornamentali da fiore. Ricordiamo tra queste la Punica nana a taglia ridotta che può essere coltivata anche in vaso e vanta una abbondante e duratura fioritura. I suoi frutti sono invece più piccoli e non si mangiano. È perfetta come arbusto per creare siepi.
Melograno: simbologia
In numerose culture e religioni è sempre stato un simbolo di fertilità, ricchezza e potere, probabilmente a causa del gran numero di semi, mentre i fiori sono un simbolo di amore ardente.
Il colore rosso sangue dei grani contenuti nel frutto, e dei fiori dell’albero, è un altro elemento a favore di questo significato.
Per gli Ebrei, assieme al fico, pianta caratteristica della Palestina, indicava la fertilità, ed era di grande importanza. Se ne trovano decorazione nei bassorilievi e nelle colonne del tempio di Salomone.
Ed è anche il frutto più citato nella Bibbia. Nel Cristianesimo, rappresenta, tra l’altro, la Chiesa come comunità di credenti ed è raffigurato in numerosi dipinti, in particolare nei secoli XV e XVI. Ed è spesso associato alla Vergine Maria e al Bambino Gesù.
Grande importanza gli è data anche nell’Islam, dove è visto come il frutto del paradiso.
Anche per Buddha, infine, era il frutto più prezioso, soprattutto quello offertogli da una povera donna.
Dall’Egitto dove pare sia originario, giunse il Nord Africa. Li fu molto apprezzato a Cartagine, dove indicava la dea protettrice della città ed è per questo che il suo nome romano era Malum punicum (come riferisce Plinio il Vecchio). E ancora oggi tracce della sua origine cartaginese si trovano nel suo nome botanico: Punica granatum.
Nell’Antica Grecia, invece, rappresentava anche una pausa nel ciclo della fertilità. Per esempio, tanto che Dioscoride raccomandava i semi e la scorza di melograno per prevenire le gravidanze indesiderate.
Come riconoscere un melograno da frutto e uno da fiore
Per riconoscere un arbusto che produce frutti commestibili da quello che ornamentale, si consiglia di fare attenzione ai rami sottili, o brindilli.
Nella pianta da frutto hanno una forma molto più appuntita rispetto alla varietà da ornamento, che invece produrrà frutti più piccoli e aspri, e si coltiva solo per la bellezza dei fiori.
Melograno: le proprietà nutritive
Anche se la parte che si può mangiare corrisponde solo al 60% dell’intero frutto, dal punto di vista nutrizionale abbonda di vitamine, antiossidanti, sali minerali e acqua, corrispondente a circa l’80% del totale. Contiene 80 kCal ogni 100 gr.
Vediamone nel dettaglio la composizione nutritiva:
fibre: è un frutto con poche fibre, concentrate nella buccia e nelle membrane interne;
sali minerali: tra gli altri è soprattutto fonte di potassio, minerale utile al sistema nervoso e ai muscoli, oltre che ferro, calcio, magnesio, fosforo, manganese e zinco.
tannini, presenti sia nelle membrane che nella scorza. Sono responsabili del gusto amarognolo.
Come utilizzare la pianta del melograno in fitoterapia
Si possono utilizzare a scopo fitoterapico anche le altre parti della pianta e non solo i frutti da mangiare.
con i fiori freschi è possibile realizzare infusi rinfrescanti per le gengive e il cavo orale.
con la scorza fresca si può preparare un liquore aromatico
con la scorza essiccata e ridotta polvere, ricca di tannini, si ottiene un decotto usato per bloccare la diarrea
con la corteccia essiccata si prepara un decotto che vanta capacità vermifughe, soprattutto per curare la tenia
Come assumere il melograno
Oltre a consumare i buoni frutti freschi o preparare i succhi realizzati dalla spremitura dei semi, si possono usare anche altre parti della pianta del melograno.
Quanta melagrana si può mangiare al giorno
È consigliato consumarne non più di una al giorno, per via della grande quantità di vitamina C presente nei suoi arilli.
Che benefici dà il melograno
Sono tanti i benefici che fanno del melograno un valido alleato della nostra salute:
combatte le malattie cardiovascolari: ictus, arteriosclerosi e ipertensione sono tenuti a bada grazie ai polifenoli, sostanze naturalmente antiossidanti.
protettivo nei confronti dello stomaco.
vermifugo, grazie ai semi, pestati e preparati come decotto.
antidiarroico e astringente: grazie al succo combatte le emorroidi, la nausea ed i parassiti intestinali e funziona anche come blando lassativo.
antibatterico, antivirale, antimicotico e antinfiammatorio: un vero e proprio farmaco naturale utile per i principali disturbi del nostro organismo.
anticoagulante: diminuisce il rischio di arteriosclerosi, riduce il colesterolo LDL, quello cattivo, e aumenta il colesterolo HDL, quello buono.
riduce il morbo di Alzheimer: il succo ha manifestato effetti protettivi contro questo disturbo dell’età avanzata.
stimolante dell’appetito.
10 benefici del melograno per la salute
Questo frutto è un toccasana per rimanere in forma grazie alle sue tante proprietà.
antiossidanti per la presenza di numerosissimi polifenoli e vitamina C
antinfiammatorie
gastro-protettive
diuretiche
antitrombotiche
vaso protettive grazie ai flavonoidi
antiallergiche
energizzanti
rinforzanti delle difese immunitarie per la presenza di vitamina C
antitumorali
Quanto fa bene il melograno contro i tumori
Un recente studio ha individuato nel succo un aiuto rilevante nella prevenzione e nel trattamento del tumore al seno. Questo effetto è dovuto all’acido punico e si aggiunge ad un altro già precedentemente noto, quello relativo al trattamento e alla prevenzione dei tumori della pelle.
Rientra inoltre nella categoria dei frutti ad azione anticancro per la presenza dei fenoli e dell’acido ellagico che, in particolare, contribuisce a contrastare le cellule tumorali. In teoria aiuterebbe ad ostacolare il processo di distruzione della P53, la proteina tumorale 53.
Melograno e vitamina k
Questo frutto ha un alto contenuto di vitamina K, tanto che 100 ml del suo succo o 100 gr di semi apportano un terzo della dose giornaliera raccomandata per un adulto.
Melograno e dieta
Adatto per ogni tipo di regime alimentare, sia dimagrante che per una dieta ipocaloricaper ragioni di salute, è sconsigliata solo per chi segue una dieta a basso contenuto di zuccheri, come i diabetici. L’importante è consumarla con moderazione.
Può consumare melagrana chi:
soffre di colesterolo alto, grazie ai polifenoli
è intollerante o allergico al glutine perché non contiene glutine
è intollerante al lattosio, non ne contiene
è sportivo o anziano, in quanto è una fonte di potassio e acqua
vuole rafforzareil sistema immunitario
è vegetariano e vegan
Utilizzi in cucina del melograno
In cucina, benché apprezzato da sempre per le sue qualità, non è molto diffuso, essendo composto prevalentemente da semi invece che da polpa.
In effetti la polpa è poca e aderisce ai semi, per cui è difficile mangiarla senza deglutire tutto. Per questo è più diffuso e più pratico il consumo del succo, mentre i semi servono per lo più come decorazione.
Il succo è un ottimo accompagnamento per la carne rossa ed è un buon condimento su arrosti, cacciagione, tacchino e anatra. Interi, gli arilli si possono unire alle insalate. In Oriente invece si aromatizza con acqua di rose.
La scorza è dura, con gusto amarognolo, e viene utilizzata come ingrediente nel vermouth e nel Martini Bianco.
Inoltre, con i semi si prepara la granatina, anche se ormai, a livello industriale, questo sciroppo è più che altro una miscela di agrumi. Viene fatto con lamponi, ribes ed aromi naturali con poco o niente del vero succo di melagrana, se non quello che potete trovare proveniente da coltivazioni e produzione biologica.
Come si mangia il melograno
Del melograno quindi si gustano i suoi semi crudi o il succo. Per mangiare i semi occorre aprire a spicchi il frutto e smembrare l’esocarpo, ossia le membrane biancastre che avvolgono i suoi piccoli grani.
Basterà tagliare via la calotta e poi incidere la scorza lungo le membrane, e fare poi pressione con i polpastrelli.
Gli spicchi possono essere succhiati direttamente per mangiare i grani e sputare i semini oppure estrarne il succo.
Il succo di melograno
Il succo di melograno è ottenibile in casa sia con le centrifughe più moderne, che con lo schiacciapatate o il passaverdura. In tutti i casi vanno inseriti solo i semini e non gli spicchi interi.
Potete usare anche lo spremiagrumi, meglio se quelli verticali a leva, vi basterà aprire in due il frutto e spremerlo senza prima doverlo sgranare, un po’ come si fa con l’arancia.
togliete la calotta superiore dopo aver praticato un taglio circolare o 6 piccoli tagli vicino a dove si trova la sua coroncina.
tagliate per il lungo dall’alto verso il basso la scorza, seguendo le membrane bianche.
togliete, sollevandola, la parte centrale et voilà, gli spicchi si apriranno quasi da soli.
Poi se ne possono estrarre i semi con l’aiuto delle dita, direttamente dagli spicchi di frutto. Oppure dal frutto tagliato a metà si batte la scorza con un cucchiaio su tutta la sua superficie, forte e ripetutamente.
I semini cadranno in una ciotola piena d’acqua, in cui le membrane spugnose galleggiano e si possono eliminare facilmente, mentre rimangono sul fondo i semi.
Ricette con il melograno
Potete usare questo frutto in vari modi, sia per piatti dolci che salati, alla maniera mediorientale. Ecco alcune ricette.
Liquore al melograno
È possibile è il liquore aromatico, un buon digestivo da bere ben fresco. La sua preparazione è molto semplice:
1 melograno
100 ml di alcoola 95° per uso alimentare
1 l di acqua
500 gr di zucchero
Preparazione. Aprite il frutto ed estraete i semi. Lasciateli per 2 settimane a bagno nell’alcool, al buio. Scuotete ogni tanto la bottiglia. Finita la macerazione, preparare uno sciroppo con acqua e zucchero e aromatizzare con un po’ di cannella. Unite ai semi macerati nell’alcool e filtrate più volte e imbottigliare il liquore in vetro. Fate riposare per un mese. Servite freddo a fine pasto.
Torta alla melagrana
Vi proponiamo adesso una ricetta facile ma d’effetto, la torta alla melagrana.
1 bicchiere di succo di melagrana (ricavato da 3 melagrane)
Preparazione. Ricavate il succo con l’apposito strumento oppure con lo schiacciapatate e dividete in due ciotole. Filtrate. Sbattete le uova con lo zucchero finché non è chiaro e spumoso. Aggiungete il burro fuso lasciato intiepidire e versate metà del succo, poi mescolate. Aggiungete la farina setacciata, il lievito e la scorza del limone tritata. Versate in una tortiera già unta e infarinata, da 22 cm, e infornate a 180° per 30 minuti.
Intanto mescolate l’altra parte di succo con lo zucchero a velo setacciato. Bagnate la torta appena sfornata versando questo composto in fori praticati con uno stecchino. Fate raffreddare. Spolverizzate con dello zucchero a velo e decorate con i chicchi al momento di servire.
Come aprire un melograno senza impazzire
La tecnica per sbucciarlo e sgranarlo con una facilità è piuttosto inusuale, ma facile:
Prendete un coltello affilato.
Incidete la scorzasulla sommità con 6 tagli uguali, a forma di esagono, vicino alla coroncina superiore del frutto.
Tirate la corona per rimuovere il ‘cappello’ del frutto. Se non si stacca bene, infilate l’indice tra la buccia e i grani per aiutarlo a staccarsi.
Fate dei tagli verticali sulla scorza non troppo profondi seguendo le membrane bianche.
Separate con le dita gli spicchi tra le membrane per formare una stella
Rimuovete la parte centrale tirandola verso l’alto.
Ora si possono mangiare gli arilli crudi, farne del succo, o aggiungerli ad una macedonia, o ad una ricetta dolce o salata.
Melograno: come si coltiva
Coltivare arbusti di melograno è una antica tecnica che veniva già praticata all’epoca dei Fenici e degli Antichi Romani anche se la vera origine è orientale. vediamo quale è il modo migliore per coltivare questi cespugli sia in terra sia in vaso.
Coltivazione. Arbusto molto resistente, è una pianta rustica che richiede poca attenzione.
Habitat. Il clima migliore per una buona riuscita è quello temperato: la pianta predilige il caldo e soffre se la temperatura scende sotto i 10° anche se le radici resistono. Per questo è diffuso nell’area mediterranee e nelle isole. Si adatta bene a qualsiasi terreno, ma predilige i terreni sciolti e privi di ristagni idrici. Se troppo argilloso, meglio miscelare con sabbia per favorire il drenaggio.
Terreno. Necessita di terreno prevalentemente argilloso e pHneutro, sempre ben drenato, perché non tollera ristagni idrici. Per questo bisogna prevedere uno strato superficiale di materiale grossolano.
Moltiplicazione. La riproduzione è per talea o moltiplicazione dei polloni.
Messa a dimora in terra. È bene cercare un luogo ben soleggiato e protetto dal vento. Si inserisce in grandi buche nel terreno morbido: alla base un misto di compost o letame, a seguire compost e stallatico pellettato. E va posizionata ben eretta e poi si riempie con terreno morbido, e si procede con l’irrigazione.
Messa a dimora in vaso. Meglio utilizzare contenitori abbastanza grandi per garantire una buona crescita radicale della pianta, ma sono da preferire le varietà nane, che non superano il metro in altezza. Usate una terra mista con sabbia per renderla ben drenata.
Annaffiatura. Bisogna annaffiare abbondantemente in estate per poter ottenere molti frutti in autunno, soprattutto se la pianta è giovane. Si consiglia dunque di realizzare un impianto di irrigazione che possa garantire acqua anche se non piove. Resiste comunque alla siccità, ma produrrà meno frutti. Teme invece gli eccessi di acqua, che possono causare spaccature nei frutti e anche danni alle radici.
Pacciamatura. Si consiglia di utilizzare i teli neri di pacciamatura per salvaguardarla dalla crescita di piante spontanee intorno alle radici. Una pacciamatura di paglia è consigliata anche per proteggere le radici dal freddo invernale.
Potatura. Non è indispensabile potare l’albero, ma contribuisce a dare una forma gradevole a questo arbusto. Nei casi di cespugli per siepe serve a conferire la giusta altezza. Si esegue dopo la raccolta dei frutti, a fine autunno.
Raccolta. Il frutto arriva a maturazione in autunno, ma per fruttificare devono esserci almeno 30° in estate. Il frutto non matura più una volta staccato dall’albero, quindi va raccolto già maturo. Quando la sua buccia dura diventa di un bel colore rosa-rosso acceso e inizia a far fatica a contenere i semi, è giunto il momento. Va raccolto prima che si spacchi, così da poterlo conservare per diverso tempo. La raccolta avviene con le cesoie, in geenre in autunno-inverno.
Malattie. Resiste bene, ma può temere alcune malattie fungine dovute alla presenza di troppa umidità, come l’alternaria, che si manifesta con tante piccole macchioline sul frutto e con il marciume dei semi, e la muffa grigia, che si nota per l’aspetto polveroso. In questi casi meglio utilizzare trattamenti a base di rame.
Quali sono le controindicazioni del melograno
Non ci sono controindicazioni all’assunzione di semi, polpa e succo di questo frutto. Si consiglia comunque di non assumere più di 1 frutto al giorno, data l’elevata concentrazione di vitamina C.
Inoltre, è sconsigliato a chi soffre di:
stipsi ostinata
obesità
diabete per l’apporto di fruttosio
acidità gastrica o problemi di reflusso perché è un frutto acido
Tossicità del melograno
La corteccia e la buccia sono tossiche e possono costituire un pericolo.
Sussiste anche una possibile intossicazione derivata dall’eccessiva somministrazione di principi attivi ricavati dalla sua corteccia. Questa può provocare sonnolenza, mal di testa, vertigini e difficoltà respiratoria.
Passo 1.Lavorate in una terrina la farina col lievito, il latte, 90 g di strutto e un pizzico di sale, fino ad ottenere una pasta liscia ed omogenea, coprite con uno strofinaccio da cucina e lasciate lievitare per un’ora.
Passo 2.Trascorso questo tempo formate con la pasta tanti bastoncini di un centimetro e mezzo di diametro, tagliateli ogni due centimetri e formate delle palline che dovrete fare lievitare un’altra mezz’ora.
Passo 3.Schiacciate le palline lievitate e fatele cuocere negli stampi per cialde unti col restante strutto.
Passo 4.Servite le tigelle caldo accompagnate da salumi.
================================================== UN MINUTO PER LACHIESA.IT Molti di voi ci hanno dedicato un minuto di attenzione per offrirci un segno di premurosa vicinanza e di incoraggiante sostegno. Tra questi: “Per me ricevere la Liturgia ogni giorno rappresenta una guida sulla quale impostare la mia giornata e la mia vita. Grazie.” (Matteo) “Ogni mattina accolgo con gioia la liturgia che è preziosa come oro e diamanti, come la vostra presenza operosa benedizione di Dio!” (Claudio) ANCHE A TE CHIEDIAMO DI DEDICARE UN MINUTO PER LACHIESA.IT ==================================================
Grado della Celebrazione: Feria Colore liturgico: Viola
Antifona d’ingresso Il Signore viene, non tarderà: metterà in luce i segreti delle tenebre e si rivelerà a tutte le genti. (Cf. Ab 2,3; 1Cor 4,5)
Colletta Dio onnipotente, concedi che la festa ormai vicina del tuo Figlio risani le ferite della vita presente e ci dia il possesso dei beni eterni. Per il nostro Signore Gesù Cristo, …
«Io sono il Signore, non ce n’è altri. Io formo la luce e creo le tenebre, faccio il bene e provoco la sciagura; io, il Signore, compio tutto questo. Stillate, cieli, dall’alto e le nubi facciano piovere la giustizia; si apra la terra e produca la salvezza e germogli insieme la giustizia. Io, il Signore, ho creato tutto questo». Poiché così dice il Signore, che ha creato i cieli, egli, il Dio che ha plasmato e fatto la terra e l’ha resa stabile, non l’ha creata vuota, ma l’ha plasmata perché fosse abitata: «Io sono il Signore, non ce n’è altri. Non sono forse io, il Signore? Fuori di me non c’è altro dio; un dio giusto e salvatore non c’è all’infuori di me. Volgetevi a me e sarete salvi, voi tutti confini della terra, perché io sono Dio, non ce n’è altri. Lo giuro su me stesso, dalla mia bocca esce la giustizia, una parola che non torna indietro: davanti a me si piegherà ogni ginocchio, per me giurerà ogni lingua». Si dirà: «Solo nel Signore si trovano giustizia e potenza!». Verso di lui verranno, coperti di vergogna, quanti ardevano d’ira contro di lui. Dal Signore otterrà giustizia e gloria tutta la stirpe d’Israele.
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 84) Rit: Stillate cieli dall’alto e le nubi facciano piovere il giusto.
Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: egli annuncia la pace. Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme, perché la sua gloria abiti la nostra terra.
Amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno. Verità germoglierà dalla terra e giustizia si affaccerà dal cielo.
Certo, il Signore donerà il suo bene e la nostra terra darà il suo frutto; giustizia camminerà davanti a lui: i suoi passi tracceranno il cammino.
Canto al Vangelo (Is 40,9) Alleluia, alleluia. Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie; ecco, il Signore Dio viene con potenza. Alleluia.
VANGELO (Lc 7,19-23) Riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Giovanni chiamati due dei suoi discepoli li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”». In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Parola del Signore
Preghiera dei fedeli Con l’animo pieno di confidenza nella bontà e nella misericordia del Signore, rivolgiamo a lui la nostra preghiera e diciamo: Tu sei la nostra speranza, Signore.
Signore, il mondo ha un profondo bisogno di certezza e di speranza: fa’ che la Chiesa lo aiuti a riconoscere in te il solo Signore che dà risposta alle sue attese. Preghiamo: Signore, la nostra umanità cerca la pace senza trovarla: manda dall’alto la tua pace e gli uomini diventino operatori di giustizia. Preghiamo: Signore, nella nostra società ci sono ancora moltitudini di malati, di ciechi, di lebbrosi: fa’ che il nostro cuore non resti insensibile davanti a tanta sofferenza e il nostro amore faccia fiorire oggi i miracoli, un tempo operati da Gesù. Preghiamo: Signore, le tue vie ci rimangono spesso misteriose: donaci di fidarci di te e di credere appassionatamente al tuo amore di Padre. Preghiamo: Signore, anche oggi ci doni il pane quotidiano, il cibo per il corpo e l’eucaristia per lo spirito: fa’ che li riceviamo con animo colmo di gratitudine. Preghiamo: Signore, tu hai creato la terra perchè fosse abitata, ma non a tutti viene riconosciuto il diritto di averne un pezzo… Signore, tu non ti dimentichi di coloro che la natura non ha dotato delle normali capacità fisiche o psichiche…
Padre santo, che in Gesù ci hai accolti come tuoi figli, ascolta le invocazioni che i nostri cuori ti rivolgono e donaci di costruire la nostra vita sulla salda roccia della tua Parola. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Preghiera sulle offerte Sempre si rinnovi, o Signore, l’offerta di questo sacrificio che attua il santo mistero da te istituito, e con la sua divina potenza renda e≈cace in noi l’opera della salvezza. Per Cristo nostro Signore.
PREFAZIO DELL’AVVENTO I La duplice venuta del Cristo
È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo Signore nostro. Al suo primo avvento nell’umiltà della condizione umana egli portò a compimento la promessa antica, e ci aprì la via dell’eterna salvezza. Quando verrà di nuovo nello splendore della gloria, ci chiamerà a possedere il regno promesso che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa. E noi, uniti agli Angeli e agli Arcangeli, ai Troni e alle Dominazioni e alla moltitudine dei cori celesti, cantiamo con voce incessante l’inno della tua lode: Santo…
Oppure:
PREFAZIO DELL’AVVENTO I/A Cristo, Signore e giudice della storia
È veramente giusto renderti grazie e innalzare a te l’inno di benedizione e di lode, Padre onnipotente, principio e fine di tutte le cose. Tu ci hai nascosto il giorno e l’ora, in cui il Cristo tuo Figlio, Signore e giudice della storia, apparirà sulle nubi del cielo rivestito di potenza e splendore. In quel giorno tremendo e glorioso passerà il mondo presente e sorgeranno cieli nuovi e terra nuova. Ora egli viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo, perché lo accogliamo nella fede e testimoniamo nell’amore la beata speranza del suo regno. Nell’attesa del suo ultimo avvento, insieme agli angeli e ai santi, cantiamo unanimi l’inno della tua gloria: Santo…
Antifona di comunione Ecco, il Signore nostro viene con potenza, perché si aprano gli occhi dei suoi servi. (Cf.Is 40,10;35,5)
Oppure: Andate e riferite ciò che avete visto e udito: ai poveri è annunciata la buona notizia. (Cf. Lc 7,22)
Preghiera dopo la comunione Imploriamo, o Signore, la tua misericordia: a forza divina di questo sacramento ci purifichi dal peccato e ci prepari alle feste ormai vicine. Per Cristo nostro Signore.Commento Giovanni Battista è in prigione. Probabilmente egli si è più o meno rassegnato a non uscirne vivo. Ma la domanda che lo assilla è il sapere se tutto ciò che ha fatto e insegnato ha avuto un senso se colui del quale era previsto che egli preparasse la strada è veramente in cammino verso gli uomini nella persona di Gesù di Nazaret. Ecco perché egli manda subito dei discepoli al “Signore”. Questo appellativo lascia già intendere che Giovanni non è completamente nel dubbio, ma che ciò che vuole è essere assolutamente sicuro. Egli chiede dunque ai suoi discepoli di porre la seguente domanda: “Sei tu colui che viene?”. Gesù non risponde con un semplice: “Sì, sono io” – egli li rimanda alle sue azioni, a ciò che è accaduto e accade grazie a lui. A partire dal momento in cui lo fanno, essi non possono che constatare – perché sono Giudei credenti e conoscono la Scrittura – che l’ora è giunta. Infatti, la venuta del Messia e l’inizio del tempo definitivo della salvezza sono già annunciati da alcuni segni descritti dal profeta Isaia. (> vedi tutte le altre omelie di oggi)