L’ITALIA TRA OCCUPAZIONE, IMMIGRAZIONE E PROBLEMI GEOPOLITICI

Chi sa leggere tra le righe avrà certamente fiutato qualcosa che non quadra nello spazio che il mainstream in Italia sta dedicando con insistenza alla situazione disastrosa dell’occupazione. E questo non certo perché i media hanno a cuore il futuro dei giovani o di chi cerca un lavoro, ma solo per evidenziare la differenza di trattamento che implica assumere un italiano e metterlo in regola con paga adeguata e tutti gli obblighi di legge previsti dalla normativa sul lavoro, e l’assunzione di stranieri immigrati stagionali spesso assunti a nero sfruttando il loro bisogno di lavorare per rimanere nel nostro Paese. Il piano messo in atto dai teorici del Grande Reset per l’Italia si delinea sempre di più: la sostituzione dei lavoratori autoctoni con immigrati e profughi ai quali stanno cercando una sistemazione a spese dei lavoratori italiani che certo non ci stanno a lavorare oltre l’orario per una paga non commisurata e senze le opportune tutele. Tuttavia, se gli imprenditori pensano che gli immigrati e i profughi convengano di più perché disposti a tutto pur di lavorare si sbagliano. Gli stranieri presenti in Italia e quelli che continuano a sbarcare sono presi in carico da mediatori culturali e associazioni per la tutela dei diritti degli stranieri che li informano e istruiscono sulle leggi e i diritti che possono rivendicare in Italia soprattutto in materia di lavoro. Quindi occhio: quelli considerati finora sprovveduti e facilmente sfruttabili lo sono sempre meno anzi, conoscono le leggi meglio degli italiani. Secondo un recente rapporto dell’Ocse in Italia il tasso di occupazione è più alto tra gli immigrati che tra i nativi. Ovviamente il tutto si riconduce al fatto che la maggior parte degli immigrati fa lavori dequalificati e in nero. Sui lavori dequalificati c’è da dire che, obiettivamente parlando, non si può cercare né pretendere che i laureati svolgano mansioni dequalificanti. Sarebbe oltremodo mortificante per chi ha scelto di studiare, spesso a prezzo di enormi sacrifici. Un sistema equo di ripartizione delle professioni e dei mestieri non andrebbe incontro allo squilibrio attuale creato in Italia da decenni di politiche discutibili e poco lungimiranti. Oggi ci troviamo nella spiacevole situazione in cui mancano alcune professionalità mentre altre sono perfino in esubero. La politica ha le sue colpe, soprattutto quando tartassa le piccole e medie imprese nostrane, rendendo sempre più arduo aprire nuove attività e agevolando piuttosto la chiusura di quelle esistenti. Tornando al discorso sugli immigrati, il rapporto Ocse ha anche messo in luce che uno dei problemi italiani è rappresentato dall’integrazione dei figli degli immigrati che sono sempre di più sul mercato del lavoro. Secondo l’Ocse servirebbero incentivi per evitare l’abbandono scolastico precoce e più supporti per orientare meglio questi ragazzi alla scelta scolastica. Viene fatto notare come gli adolescenti nati in Italia ma figli o parenti di stranieri hanno risultati scolastici meno soddisfacenti rispetto ai nativi ma migliori rispetto ai coetanei nati all’estero. Ci sono poi i Neet ossia quei giovani che non studiano e non lavorano. Si parla di una percentuale del 26% per gli immigrati. Secondo Stefano Scarpetta, capo della Direzione per l’occupazione, il lavoro e gli affari sociali: “Con il rapido invecchiamento della popolazione, in Europa circa tre quarti dell’aumento della forza lavoro è dovuta ad immigrati. L’Italia, però non riesce ad attirare talenti visto che solo un immigrato su otto in età lavorativa ha una laurea. Questo perché gli immigrati sono sottoccupati in attività che non riconoscono a pieno le loro competenze”. Un problema che hanno anche molti italiani per i motivi già spiegati. Per quanto riguarda il rapido invecchiamento della popolazione e il basso tasso di natalità degli italiani, il problema è direttamente proporzionale ad una indiscriminata politica degli ingressi nel nostro Paese. Più immigrati facciamo entrare e più squilibrio si crea tra stranieri e autoctoni. Notoriamente alcune popolazioni di immigrati sono molto più prolifiche degli europei, e questo causa nel medio e lungo termine tutta una serie di problemi relativi a mantenere in equilibrio la bilancia di opportunità di crescita e prosperità sia per gli immigrati che per gli italiani. Oggi poi, con il conflitto in Ucraina, il pretesto perfetto che i nostri politici accampano per continuare l’invasione silenziosa dell’Italia è proprio la guerra. Niente di più falso, e lo sanno bene. Nel nostro Paese sono anni che gli immigrati dall’Africa sbarcano sulle nostre coste, quindi molto prima dell’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina. Molti di questi immigrati non sono profughi perché non scappano dalla guerra, ma con la crisi energetica e del grano dell’Ucraina bloccato nei porti potranno finalmente giustificare l’esodo in massa con la carestia dovuta alla guerra. Nei piani del Grande Reset l’Italia occupa un posto centrale dal punto di vista geostrategico, e i problemi degli italiani non sono contemplati. Ma l’ipocrisia veramente inaccettabile della politica e dei media è quella di attribuire all'”invasione” russa in Ucraina il peso di tutte le colpe e i problemi. Se analizziamo bene la situazione geopolitica mondiale, ci rendiamo perfettamente conto che la nazionalità di rifugiati e profughi corrisponde proprio con i paesi nei quali gli Usa sono stati la causa principale di instabiità e caos. Gli Stati Uniti come promotori di democrazia e libertà hanno fatto più danni in giro per il mondo, con l’appoggio di tutto l’Occidente, di quanto ne fecero le piaghe d’Egitto! Inoltre va precisato che la Russia è intervenuta solo per difendere se stessa dall’arroganza della NATO che si è allargata oltremisura sui territori dell’Europa dell’est, quindi anche la Russia come l’Ucraina ha subìto un’aggressione e un’ingerenza ai limiti del diritto internazionale, che ha innescato un’azione di difesa della Russia preoccupata giustamente per la sua integrità territoriale. Le scelte di politica interna sono importanti in materia economica, ma anche gli appoggi geopolitici possono determinare la prosperità o il completo sfacelo socio-economico di un Paese. L’Italia corre questo rischio.

Cinzia Palmacci

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