Errori della politica e apocalisse ecologica

https://priolo.altervista.org/la_pagina_delle_novitaDIC08.htm

Che il conflitto in Ucraina servisse da pretesto per distruggere l’ecosistema può essere solo una pensata degna di una classe dirigente incompetente ed inefficiente anche in tema ambientale. La dipendenza dal gas russo, che peraltro l’Italia ha accettato di pagare in rubli, sta mettendo sul tavolo non poche grane sul rifornimento energetico sempre più collegato a problemi geopolitici. Invece di puntare su soluzioni a impatto zero, l’amministrazione Draghi è tornata indietro di cento anni con il riavvio delle centrali a carbone che intossicando l’aria danneggiando l’ecosistema, sono pericolose anche per gli effetti devastanti sulla salute umana. Come se non bastasse, per compiacere gli interessi economici e geopolitici che in Europa coincidono sempre con quelli americani, il governo italiano sta facendo attraccare navi rigassificatori del GPL made in Usa in ogni angolo di mare, incurante dei risvolti sanitari, economici e di sicurezza che questo comporta, soprattutto in un periodo non facile dal punto di vista geopolitico. Tanti sono già i sindaci di località costiere che giustamente si stanno ribellando adducendo sacrosanti motivi di ordine ecologico e di sicurezza, ma il capo di un governo che non è uscito da un voto plebiscitario può forse avere a cuore le istanze del popolo italiano? La mancanza di una ragionata pianificazione territoriale per l’allocazione di impianti energetici, sta facedo emergere ancora una volta tutta l’inconsistenza di una classe politica serva di lobby e multinazionali che indiscriminatamente si sentono “legittimate” a sostituirsi alle lacune legislative nella costruzione di impianti e strutture per le forniture energetiche. Come quando dal 2008, con l’art. 46 del decreto collegato alla finanziaria, i rigassificatori in Italia non sono più considerati impianti a rischio di incidente rilevante delle direttive comunitarie “Seveso” perché potranno essere costruiti “anche al di fuori di siti industriali”. Una bella pensata del trio Bersani-Di Pietro- Pecoraro Scanio. Tradotto: tutte le coste italiane saranno a “rischio richiesta” da parte dei colossi del gas (Eni, Endesa, Gas Natural, British Petroleum, Qatar Petroleum)! Alla luce dei fatti, l’azione di governo di un Ministero per la “transizione ecologica” appositamente creato appare svuotato di senso e meramente inutile.

L’apocalisse non si rischia tanto per la guerra ma per i gassificatori

Non è l’Apocalisse ma lo studio preparato per il Pentagono nel 1982 dal fisico statunitense Amory B. Lovins che oggi fa parte del Comitato scientifico del Ministero della Difesa americano per la strategia energetica militare. In “Brittle Power”, il capitolo 8 è dedicato al GNL (Gas Naturale Liquefatto) ed allo scenario apocalittico in caso di fuoriuscita da una nave gasiera. Ma anche, aggiungiamo noi, da un rigassificatore. Perché, spiega Lovins, una perdita di GNL non resta inerte come il petrolio. Il GNL è un gas naturale raffreddato a – 160 gradi centigradi per essere trasportato, liquefatto, su navi gasiere criogeniche ed essere scaricato nei rigassificatori dove viene riportato allo stato gassoso.

Il GNL ha un volume 620 volte inferiore di quello in forma gassosa, è meno denso dell’acqua ma è più denso dell’aria. Se il petrolio brucia, non si espande. Se, invece, il GNL viene a contatto con una fonte che cede calore (caldaia, incendio e, soprattutto, la superficie marina) in pochissimi minuti ribolle per riprendere il suo stato gassoso ed essendo più denso dell’aria si trasforma in nube. Che in pochi minuti si estende per chilometri. Un metro cubo di GNL si trasforma in 620 metri cubi di gas naturale che si miscela all’aria. Una miscela tra il 5 ed il 15 per cento di gas con l’aria è infiammabile.

Se la miscela gassosa incontrasse una qualsiasi scintilla, l’enorme nube si incendierebbe creando una serie di incendi ed esplosioni. Se esplode su una città il disastro è sicuro. Se esplode su raffinerie o impianti ad alto rischio si innesca l’effetto domino. E’ strage. Una strage che finirà solo quando tutto il gas sarà esaurito. Sono leggi della fisica. Considerando che una nave gasiera standard trasporta 125.000 metri cubi di gas liquefatto non meravigliano frasi come “L’energia contenuta in una nave gasiera di GNL standard equivale a circa 55 bombe di Hiroshima” (“Brittle Power”) o “L’esplosione di una gasiera di GNL è simile ad una esplosione nucleare” (“Science and Environmental Policy Project”, 2001).

In barba a tutto questo, il governo Berlusconi ha autorizzato il primo rigassificatore al mondo offshore, su nave galleggiante, davanti a Livorno e Pisa (a pochi chilometri dalla base americana di Camp Darby con i suoi depositi di esplosivi) ed ha abolito, con un colpo di spugna, il divieto di allibo (il travaso di metano da nave a nave), che dal 2006 non è più pericoloso.

Miracoli della politica. 14 nuovi impianti con Prodi e Berlusconi e l’ampliamento dell’unico esistente, a Panigaglia-La Spezia. Con 15 impianti l’Italia sarebbe la seconda, al mondo, dopo il Giappone (ne ha 25), e, ovviamente, la prima nel Mediterraneo dove ci sono “solo” 8 rigassificatori (Spagna 3, Francia 1, Italia 1, Grecia 1, Turchia 2).

Intanto, in tutto il mondo “civile”, i rigassificatori sono ancora considerati impianti a rischio di incidente rilevante perché trattano una sostanza altamente pericolosa, il gas, al 2° posto nella classificazione IMO (International Maritime Organization) dopo gli “esplosivi” e, sempre al 2° posto, dopo le raffinerie di petrolio e di gas, nella Convenzione di Aarhus, quella che garantisce la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche ambientali, ma che in Italia non è applicata.

Di incidenti, da quando è nata questa tecnologia, negli anni ’40, ce ne sono stati. Molti: per valvole o guarnizioni difettose, errori umani, fulmini, tempeste in mare, collisioni, cedimenti strutturali dei serbatoi, incendi in sala macchine. Troppi, considerando che nel mondo ci sono solo 51 rigassificatori e 257 navi gasiere GNL contro 7.354 petroliere. Più rigassificatori, più gasiere circolanti (ma ce ne sono a sufficienza?), più pericolo di incidenti.

Il più grave, dopo quello di Cleveland-Ohio (deposito GNL) con 131 morti e 225 feriti nel 1944, avvenne nel 2004 a Skikda, Algeria (27 morti e 74 feriti), in un moderno impianto di liquefazione dove una fuga di GNL, a contatto con la caldaia, provocò una serie di esplosioni a catena. La catastrofe fu evitata solo perché il vento cambiò direzione.

Secondo il Rapporto Sandia del 2005, in caso di peggiore incidente, con venti di 2 metri al secondo, la nube arriverebbe a 7 miglia di distanza. Dove arriverebbe la nube potenzialmente esplosiva a Livorno, dove soffia un Libeccio che supera i 100 chilometri l’ora (27 metri al secondo) o a Trieste, dove sono previsti due rigassificatori, dove la bora arriva anche a 120 km/h? Che succederebbe considerando che tutti i rigassificatori sono stati progettati in aree portuali dove insistono già numerosi impianti a rischio di incidente rilevante, tra cui le raffinerie con le fiammelle sempre accese sulle torrette, e ben 5 impianti (La Spezia, Livorno, Taranto, Brindisi e Trieste) in altrettanti porti a rischio nucleare?

Effetti devastanti sulla salute umana

Un recente studio di Greenpeace Southeast Asia e CREA (Centre for Research on Energy and Clean Air) ha valutato i danni arrecati dai combustibili fossili all’economia e alla salute della popolazione. La ricerca, denominata “Aria tossica: il costo dei combustibili fossili”, ha stimato per ogni anno 4,5 milioni di decessi prematuri e una perdita di 2.900 miliardi di dollari a causa dell’inquinamento.

Infatti, l’insorgere di malattie croniche e il moltiplicarsi di casi di asma hanno delle ripercussioni immediate sul PIL delle nazioni. Conseguentemente, Greenpeace ha sottolineato l’urgenza di una transizione energetica verso fonti rinnovabili, sempre più diffuse ed economicamente accessibili. 

Energie rinnovabili e soluzioni più ecologiche

Il termine energia rinnovabile indica tutte le fonti di energia non soggette ad esaurimento e con un limitato impatto ambientale. Le principali sono:

  • Energia solare;
  • Energia eolica;
  • Energia idroelettrica;
  • Energia da biomassa.

Nel corso degli ultimi decenni, a seguito di importanti innovazioni tecnologiche, le energie rinnovabili hanno trovato numerosi impieghi tra i quali, ad esempio, la produzione di energia elettrica, il riscaldamento e la climatizzazione degli ambienti e dell’acqua sanitaria, l’utilizzo nei trasporti e nel settore agricolo.

Tra le fonti rinnovabili, l’energia solare rappresenta quella con un minor impatto ambientale e maggiori campi di applicazione tra cui: il solare fotovoltaico, il solare termico e il solare termodinamico. La diffusione dell’energia solare è favorita da un costo d’installazione decisamente più contenuto rispetto al passato e dalla possibilità di recuperare l’investimento iniziale grazie alle numerose agevolazioni fiscali in vigore.

È interessante sottolineare come, secondo alcuni studi, l’energia solare irradiata nel nostro Pianeta potrebbe essere sufficiente ad appagare l’intero fabbisogno energetico dell’umanità: ad esempio, se il deserto del Mojave in California fosse ricoperto da pannelli solari, si potrebbe produrre abbastanza energia elettrica da soddisfare le esigenze degli Stati Uniti.

L’energia eolica – che trasforma energia cinetica prodotta dal vento in energia meccanica ed elettrica – costituisce una fonte rinnovabile altrettanto valida, soprattutto nel nostro Paese.

Per avere un’idea concreta delle potenzialità dell’energia eolica basti pensare che entro il 2030 potrà far risparmiare agli USA ben 30 trilioni di bottiglie d’acqua e che già nel 2015 la Danimarca, uno dei più grandi produttori di questa energia, è riuscita a coprire il 43% del suo fabbisogno energetico complessivo.

L’energia da biomassa deriva dai processi di combustione di sostanze organiche come alberi, piante, animali, residui agricoli o industriali e rifiuti urbani. Tuttavia, a seguito di una stringente regolamentazione normativa attenta alla tematica ecologica, è ora possibile dedicare solamente sottoprodotti agricoli alla destinazione energetica e non più coltivazioni esclusive. Di conseguenza, la produzione di energia tramite le biomasse rappresenta un eccellente esempio di riciclo, ma non può raggiungere quantità critiche tali da soddisfare una parte significativa del fabbisogno energetico nazionale.

Energie rinnovabili e mercato

L’energia idroelettrica è ricavata tramite lo sfruttamento della trasformazione, al superamento di un dato dislivello, del potenziale di masse d’acqua movimentate dalla gravità o convogliate in apposite opere costruite dall’uomo, ovvero dighe, chiuse, canali e ponti. Sebbene si tratti di un’energia green in parte già sfruttata, il suo rilievo strategico aumenterà all’avvicinarsi delle scadenze per gli obiettivi ambientali imposti dall’Europa. In ogni caso in Italia l’idroelettrico ha già assunto un’importanza significativa.

Le prospettive di crescita del mercato di energie rinnovabili sono significative e sono sostenute dalla presa di coscienza dei rischi ambientali da parte dei principali paesi dell’Europa. A questo proposito, il rapporto Renewables di Aie ipotizza una crescita importante nell’impiego di energia solare ed eolica entro il 2023; contestualmente il paese più green diventerà il Brasile, mentre il mercato principale per dimensioni sarà la Cina, seguita da Unione Europea e USA. “Le energie rinnovabili sono già la seconda fonte di elettricità al mondo, ma il loro dispiegamento deve accelerare ancora se vogliamo raggiungere obiettivi a lungo termine in termini di clima, qualità dell’aria e accesso all’energia”, ha spiegato il direttore esecutivo dell’AIE.

In particolare, sui mercati futuri delle principali fonti di energia rinnovabile è possibile ipotizzare che:

  • Energia solare: sarà il settore trainante con una crescita stimata pari al 60% tra il 2019 e il 2024 con un significativo impiego nel settore industriale e commerciale. Al tempo stesso, gli studiosi ipotizzano il raddoppio del numero di impianti solari a servizio delle abitazioni entro il 2024.
  • Energia eolica: grazie ai numerosi incentivi proposti dagli stati, la sua produzione aumenterà del 57% in Cina e negli USA.
  • Energia idroelettrica: rimarrà la più grande fonte di energia rinnovabile anche nel 2023, provvedendo fino al 53% del fabbisogno energetico dell’Italia.
  • Energia da biomasse: viene ipotizzato una crescita molto importante, tale da soddisfare fino al 32% del fabbisogno energetico totale mondiale.

Sebbene le prospettive relative allo sviluppo delle risorse energetiche siano incoraggianti, ad oggi la maggioranza del fabbisogno energetico dei Paesi viene sostenuto da combustibili fossili. L’arretratezza del processo di decarbonizzazione è ancora più evidente in Cina e in India, nonostante i due paesi abbiano mostrato – per ora sulla carta – di volersi impegnare nella sostituzione di fonti non rinnovabili con quelle green. Fortunatamente, la prospettiva è più positiva per i paesi Europei.

Come suggerisce il nome stesso, le fonti non rinnovabili sono risorse che si esauriscono e non si riproducono naturalmente nel breve periodo, come ad esempio i combustibili fossili.

L’emergenza climatica ha evidenziato quanto sia urgente la messa in atto del processo di decarbonizzazione, ossia di sostituzione delle fonti di energia non rinnovabili con quelle green. Nonostante questo, le fonti fossili continuano a ricoprire un’importanza fondamentale nel nostro Paese non solo per ragioni di tipo economico, ma anche energetico: ad oggi le energie non rinnovabili sono indispensabili, grazie al loro elevato potere energetico, per soddisfare il fabbisogno totale italiano.

In ogni caso, gli Stati dell’Unione Europa dovranno adeguarsi alle richieste della Comunità Europea entro il 2050. Infatti, il SEN, Strategia Energetica Nazionale, prefigge obiettivi ambiziosi in materia energetica, quali la riduzione delle emissioni inquinanti del 39% entro il 2020 e del 63% entro il 2050.

Cinzia Palmacci

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