Il mistero della creatura dragomorfa di Alvignanello

Di Floris Benvenuto

Ruggiti profondi che squarciano il buio della notte. Occhi rossi tra gli alberi. Orme giganti simili a quelle di un dinosauro. Animali dilaniati da fauci smisurate. Testimonianze e avvistamenti di un criptoanimale dai tratti preistorici.   Non è la trama di un film di fantascienza ma è ciò che è accaduto ad Alvignanello, un piccolo paese del casertano. Un vero fatto di cronaca che sembra far riemergere dal passato antiche storie medievali di leggendari mostri, draghi e viverne.   A Febbraio del 2019,  fu la signora Agata Cusano a dichiarare di aver vissuto un’esperienza terrorizzante:

«Era quasi all’imbrunire, stavo ritornando a piedi da Amorosi quando, giunta ad Alvignanello, alla mia destra sento un sibilo accompagnato da un respiro affannoso provenire da un boschetto di rovi a circa 50 metri dal fiume. Ci doveva essere un qualcosa di grandi dimensioni che si nascondeva! Cerco di avvicinarmi, ma questo strano rumore, se così vogliamo chiamarlo, aumenta fino diventare una sorta di vortice. Così scappo. La notte non sono riuscita a dormire. Dovevo parlarne con qualcuno. Così sono andata da Vincenzo Tufano perché avevo saputo da un mio compaesano che lui stava seguendo uno strano caso legato al rinvenimento di orme giganti».

Il drago di Alvignanello

Agata Cusano e Vincenzo Tufano sul luogo dell’evento

                    I REFERTI DELLE IMPRONTE

Circa due giorni dopo, sia Agata Cusano che Vincenzo Tufano, esperto e studioso di Zoologia e Criptoanimali che sta seguendo il caso con criteri scientifici, si recarono nel luogo dove la signora Cusano aveva dichiarato di aver avuto il misterioso incontro ravvicinato. Sul terreno battuto riscontrarono la presenza di tre orme a tre artigli non retrattili, le solite impronte rinvenute anche in altre zone del Fiume Volturno. Il sospetto che potessero essere ricondotte alla presenza di qualcosa di esotico e non autoctono portò Vincenzo Tufano a effettuare dei calchi in gesso e sottoporli al giudizio di esperti veterinari, e zoologi, i quali però non seppero classificarle come appartenenti ad animali noti. ”Dallo studio delle impronte al suolo del cosiddetto ”Mostro di Alvignanello” si è potuto evidenziare una tendenza al bipedismo e alla locomozione.

plantigrada. Anche se in alcuni casi tendeva a deambulare su quattro zampe ( dai calchi si può notare che le zampe anteriori sono molto più larghe e meno lunghe di quelle posteriori). Le dimensioni e la presenza di tre artigli con un foro/sperone posteriore, esclude che si tratti di un animale noto. Secondo quanto appurato, questo ”animale” avrebbe la duplice natura sia anfibia che terrestre, essendo stato avvistato e fotografata sia nelle acque del fiume Volturno, e sia tra le campagne e i boschi di Alvignanello, distante dai corsi d’acqua”.

                                               In alto i calchi del mostro

In alto le impronte del mostro

LA TESTIMONIANZA DI VINCENZO TUFANO

A  maggio del 2020 Vincenzo Tufano, interpellato dai  giornali locali e nazionali, fornì il suo impressionante resoconto circa il suo incontro ravvicinato con questo strano essere, ecco il suo resoconto:

”Era all’imbrunire e stavo raccogliendo della legna nel sottobosco di Alvignanello. Quando sentii un rumore sordo per nulla familiare, un boato, provenire da un boschetto sito sulla mia destra.Porto con me una torcia, molto potente, causa la luce bassa e non appena penetro nella boscaglia noto dinnanzi a me una massa enorme. La voglia di capire cosa fosse mi spinse ad avvicinarmi e giunto a pochi metri realizzai che erano delle zampe molto pesanti che sprofondavano nel terreno, leggermente rialzate nella parte centrale ma comunque piatte e due gigantesche gambe. Puntai la torcia in alto ma ciò che vedevo erano solo due immensi ”tronchi squamosi”, degli arti di un bipede che non seppi identificare.

In foto Vincenzo Tufano con uno dei calchi tra le mani

Lo spessore degli stessi era di diversi metri di diametro  pari a diverse volte il tronco di un grosso albero. Notai bene il suo rivestimento, non c’erano parti meccaniche visibili ed era un tegumento da rettile, intervallato da grossi aculei che vibravano. La sua epidermide somigliava a quella di una tartaruga, con squame multicolore e simili a rettangoli ”irregolari”. Aculei lunghi circa due metri che si riducevano di grandezza lungo la zona femorale. Questi aculei vibravano simultaneamente come una corda di violino.  Mi allontanai di scatto di alcuni metri ma ebbi il sangue freddo di afferrare il cellulare, impostare lo zoom e scattare una serie di 4 foto alla parete epidermica della strana creatura. Riuscii a immortalare la parete  squamosa delle gambe  del misterioso animale a metà tra quella di un coccodrillo, una tartaruga e di una lucertola preistorica, cioè aveva varie tonalità e caratteristiche di colore. La paura mi fece però desistere dal continuare quando notai a terra il formarsi di un immenso cono d’ombra. E alzando lo sguardo dal basso verso l’alto intravidi la sua gigantesca testa che oscillava a destra e a sinistra insieme a tutto il suo corpo come fanno i draghi di Comodo quando strisciano al suolo.  Anche sulla testa aveva dei giganteschi aculei e delle membrane verdastre che vibravano a intervalli e gli occhi erano rossi ma con contorni giallastri. Il volto era un misto tra un coccodrillo, un cavallo e un vitello. Al centro del petto aveva tipo una membrana rossa che pulsava ma non so dire cosa fosse. Mi voltai e corsi via, ma nella frenetica fuga inciampai e caddi a terra, impattando con il palmo della mano destra a terra. Recuperai la torcia caduta al suolo, percorsi il sentiero correndo, rientrai in auto e mi allontanai. Intanto sentii ancora quel boato.

Nei giorni successivi insieme ai Carabinieri del Comando locale e i Carabinieri Forestali esplorammo la zona, rinvenendo decine di orme giganti appartenenti, a loro dire, a un qualcosa dalle proporzioni colossali. A circoscrivere l’area vi erano resti di cinghiali ovunque, tra cui una zampa e un pezzo di addome, scarnificati e dilaniati. Alcuni tronchi degli alberi erano marchiati da ”zampate ”possenti che avevano letteralmente eradicato tutta la corteccia. Orme che allo studio approfondito non seppero classificare. Alcune erano così grandi da poter contenere un uomo disteso all’ interno”.

In alto le foto del corpo del mostro e una ricostruzione dell’evento ravvicinato

In alto volto con occhi rossi fotografato tra il cespuglio di un albero

Una foto notturna dello strano umanoide

             Zampate sulla corteccia e artigliate al suolo

In foto la carcassa di un cinghiale dilaniato nel fiume e una seconda carcassa sbranata in campagna con le impronte dello strano animale

Le indagini delle autorità

Uno scatto di una fototrappola immortala la strana bestia di Alvignanello

L’avvistamento di un pescatore Inoltre un pescatore del posto asserì di aver avvistato  nelle acque del Volturno un simil coccodrillo con aculei a punta sulla testa, e di averlo fotografato durante la sua osservazione. La cosa strana però fu che il presunto coccodrillo uscì dal fiume in posizione eretta come un uomo, dirigendosi in una radura boschiva. La sua altezza fu stimata in  diversi metri.

Foto delle colline di Alvignanello

LA MISTERIOSA EPIDERMIDE DEL MOSTRO

La sostanza biologica squamosa con caratteristiche mutanti rinvenuta nei pressi del fiume Volturno, poi classificata come il rivestimento esterno della creatura simile a quella di un rettile di grosse dimensioni, potrebbe far pensare a un animale che è stato alterato nel suo normale processo evolutivo, forse un coccodrillo. Oppure un esperimento di ingegneria genetica di alto livello. Analisi chimico/biologiche appurarono che i brandelli di pelle del mostro, se sottoposti ad alte temperature, mutavano il loro colore base, dal verde scuro a un ”azzurro sporco” e diventava luminscente al buio.

Anche molti pescatori dichiararono di aver trovato, durante le loro attività di pesca, misteriosi brandelli di una pelle spessa e carnosa lungo le sponde del fiume Volturno, e alcuni residui anche in acqua, come se un animale di grossa taglia avesse disperso il suo rivestimento esterno per cause ignote. Le ipotesi sulla misteriosa  origine della bestia di Alvignanello sono ancora teoriche: si va da un possibile esperimento fuori controllo a una specie terrestre che alternerebbe  lunghe fasi letargiche a brevi fasi di risveglio. Infatti non a caso in questa terra si narra della leggenda del drago centenario. Che sia proprio questa creatura? Magari una sorta di dinodrago? Per ora c’è ancora molto mistero su questa storia, ma la cosa certa è che qualcosa di sconcertante è veramente accaduto in questo bel paesello dell’entroterra casertano.

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