



Lawrence Sellin, Ph.D. è un colonnello dell’esercito americano in pensione, che in precedenza ha lavorato presso l’Istituto di Ricerca Medica sulle Malattie Infettive dell’Esercito USA (USAMRIID) e ha condotto ricerche di base e cliniche nell’industria farmaceutica. USAMRIID è il principale centro americano per la ricerca sulle contromisure da adottare in caso di guerra biologica. Si trova a Fort Detrick, un’istallazione medico-militare nello stato del Maryland. Il colonnello Sellin ha dichiarato: “la SARS-2 è una BIOARMA e la proteina spike è una tossina che può replicarsi nei vaccini”. Pertanto, è necessaria cautela riguardo all’obbligo di vaccini mRNA COVID-19, che avviano la sintesi della proteina spike all’interno del corpo umano e possono replicare le strutture tossiche introdotte in COVID-19, diventando potenzialmente un fattore causale nell’infiammazione degli organi. Un abstract scientifico pubblicato l’8 novembre 2021 conclude che i vaccini mRNA: “aumentano drasticamente l’infiammazione sull’endotelio e l’infiltrazione di cellule T del muscolo cardiaco e possono spiegare le osservazioni di aumento della trombosi, cardiomiopatia e altri eventi vascolari dopo la vaccinazione”.
Vi starete chiedendo come si lega tutto questo alle recenti tensioni in Ucraina tra forze NATO e Russia. La risposta, o almeno una delle risposte al rischio di guerra, è la presenza di laboratori bio-militari in Ucraina e in Georgia, non a caso, paesi verso i quali la NATO ha allungato i suoi tentacoli. Cerchiamo allora di leggere l’attuale pesante crisi che deflagra nel cuore dell’ex impero sovietico con un’altra chiave di lettura, che può certo rappresentare uno dei motivi scatenanti dell’attuale crisi: la presenza di laboratori virologici un tempo sovietici e ormai da molti anni passati sotto il controllo degli Stati Uniti, con un Pentagono che detta la sua legge. Come si può ben capire, quindi, una bomba ad orologeria piazzata proprio in quei paesi, evidente spina nel fianco dei russi. Motivo ulteriore, perciò, per ritrovare uno dei moventi principali della super crisi proprio in quei laboratori impegnati nelle ‘biologic wars’. Vediamo meglio dove sono collocati questi laboratori bio-militari molto pericolosi.
In Ucraina se ne contano almeno 13. Un ‘almeno’ che la dice lunga sulla totale segretezza che li circonda. Ecco dove sono localizzati quelli ufficiali: 4 a Kiev, 3 a Leopoli, 1 a Odessa, 1 a Charchiv, 1 a Kherson, 1 a Ternopil, 1 a Uzhgorod e 1 a Vinnica. E’ il più alto numero di laboratori nelle ex repubbliche sovietiche e oggi controllati dagli americani: l’Ucraina, infatti, capeggia la speciale classifica davanti a Georgia, Azerbaigian, Armenia, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia e Uzbekistan.
Il finanziamento di questi centri raggiunge i 2 miliardi di dollari, erogati da DTRA (‘Defence Threat Reduction Agency’). Partecipano al progetto anche lo STCU (‘Science and Technology Center in Ukraine’), un’organizzazione intergovernativa che, ufficialmente, è preposta al controllo della non-proliferazione delle armi nucleari, chimiche e biologiche; nonché le maggiori compagnie che costituiscono il cartello farmaceutico globale (il cosiddetto ‘Big Pharma’): Bavarian Nordic, Cangene Corporation, Dor BioPharma Inc., Dyport Vaccine Company Llc, Elusys Therapeutics Inc., Emergent BioSolutions, Hematch Inc., Humane Genome Sciences Inc., NanoViricides Inc., Pfizer Inc., PharaAthene, Siga Technologies Inc., Unither Virology Llc.”. Come si vede dai nomi, non poche sigle si occupano di virus & vaccini, in pole position, naturalmente, Pfizer. L’attività dei laboratori è svolta al di fuori dei confini statunitensi, è gestita dal Pentagono (vale a dire un’istituzione militare, non sanitaria), è tenuta sotto segreto assoluto e non può essere controllata dai governi locali. Inoltre, i risultati sono inaccessibili ai ministeri della Sanità locali che collaborano con il Pentagono nei paesi interessati e il numero degli specialisti locali coinvolti deve essere ridotto al massimo. Si può ipotizzare che gli Stati Uniti creino simili laboratori nelle nuove ‘colonie’ post-sovietiche non solo per tutelare il proprio territorio dal rischio di perdite e fughe di materiale tossico, ma anche per usare gli abitanti locali come inconsapevoli cavie oppure aggirare il divieto della Convenzione di Ginevra del 1972 e produrre illegalmente armi biologiche.
Qualche timido tentativo di controllo si è verificato nel biennio 2010-2012, quando l’allora primo ministro Mykola Azarov sospettò che nei laboratori a stelle e strisce venissero testati dei virus-mutanti da utilizzare per fini militari. I controlli effettuati da una commissione governativa evidenziarono delle gravi infrazioni nel sistema di gestione e di contenimento delle sostanze tossiche. E tutto ciò indusse nel 2013, sulla spinta delle proteste popolari, le autorità ucraine a non rinnovare il contratto di cooperazione. Ma il successivo golpe bianco del 2014 ha riportato lo status quo: quindi di nuovo mano libera agli americani per i loro esperimenti bio-militari.
Del resto, di “incidenti”, “fughe di laboratorio” e “epidemie” più o meno gravi è densamente popolata la recente storia ucraina. Nel 2009 la regione di Ternopil fu colpita da un virus che provocò una polmonite emorragica: 450 gli infetti, 14 i morti. Quattro anni dopo 33 vittime per un’epidemia di colera. Eccoci al 2016, quando a Charchiv un virus mai identificato ammazza 20 militari; due mesi dopo una febbre suina colpisce 364 persone. L’anno dopo – estate 2017 – ad Odessa scoppia un’epidemia di epatite A, che qualche mese dopo arriva fino a Charchiv.
E proprio a Ternopil si è verificato l’ultimo episodio della serie, poche settimane prima dello scoppio della pandemia a livello mondiale. A inizio gennaio 2020, infatti, si diffonde tra la popolazione una forma di polmonite virale molto aggressiva.
Una catena di eventi che ha fatto montare le polemiche dell’opposizione al presidente filo occidentale Volodymir Zelenskyj. Due deputati, Viktor Medvedchuk e Renat Kuzmin presentano una petizione e denunciano: “non è escluso che l’attività segreta e poco limpida di pericolosi siti stranieri sul territorio ucraino sia diretta a testare l’effetto di virus e batteri sull’organismo dei nostri concittadini”.
Una preoccupazione più volte espressa anche dalla portavoce del ministero degli esteri russo, Marija Zacharova. Commenta Civitanova: “I timori della Zacharova sono ben comprensibili: oltre al fatto che i laboratori in Ucraina e in Asia Centrale stanno accerchiando la Federazione russa, bisogna ricordare che nell’estate 2017 il ministero dell’Aviazione statunitense ha acquistato dei campioni di molecole Rna appartenenti a cittadini russi di razza europoide. E’ chiaro che, se i timori risultassero fondati, la Russia si troverebbe accanto un Paese che ospita laboratori in grado di sferrare attacchi biopatogeni dalle conseguenze gravissime. Secondo Igor’ Nikulin, esperto militare ed ex membro del Comitato Onu per le Armi Biologiche e Chimiche, i campioni sono stati infatti richiesti per la produzione di armi biologiche”.
Ecco cosa scrive un reporter del ‘Timer’ di Odessa, Yury Tkachev: “Questi laboratori studiano il comportamento di agenti patogeni pericolosi in determinate condizioni regionali, tenendo conto di fattori climatici, demografici e di altro tipo. Questi studi possono essere definiti studi a duplice uso: da un lato, sono veramente importanti nella valutazione della pericolosità della diffusione di una data malattia (la stessa febbre Crimea-Congo) e nello sviluppo delle linee guida per combatterla. D’altra parte, i risultati dello studio possono essere utilizzati per lo sviluppo di armi batteriologiche da utilizzarsi in una particolare regione”. Il duplice scopo ormai rituale, la doppia faccia delle sperimentazioni: proprio come è successo nell’ormai ben più famoso (e famigerato) laboratorio di Wuhan, dove è scesa in campo una perfetta partnership tra Cina e Stati Uniti, visti i pingui finanziamenti arrivati all’Istituto di Virologia cinese dal ‘National Institute for Allergy and Infectious Deseases’(NIAID) presieduto a vita dal virologo americano Anthony Fauci. Una pandemia quella del SARS COV 2 che suggella una partnership cino-americana.
Ma la Cancelleria russa afferma che Mosca conosce il programma bio-militare degli Stati Uniti e che la Georgia espande la ricerca militare in un laboratorio biologico vicino a Tbilisi. Mosca è a conoscenza del programma americano. La Georgia espande le indagini militari nel laboratorio Richard Lugar, vicino a Tbilisi, la capitale georgiana. Secondo le informazioni disponibili, i rappresentanti senior del Pentagono (Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti) hanno recentemente visitato (il laboratorio) e proposto alle autorità georgiane di ampliare la gamma delle indagini condotte ” , ha detto il portavoce del ministero degli Esteri russo. , María Zajárova.
Prende il nome dal Richard Lugar Center, a cui si riferiva il diplomatico russo, il Georgia and United States Public Health Center è stato aperto nel 2011 vicino alla capitale georgiana Tbilisi, a soli 17 km dalla base aerea militare americana Vaziani, ed è il biolaboratorio del Pentagono in Georgia.
In questo centro, i biologi dell’US Army Medical Research Unit e Georgia (USAMRU-G), insieme ad appaltatori privati, sono responsabili del programma militare chiamato “Programma di partecipazione biologica cooperativa”.
La portavoce del ministero degli Esteri russo ha ricordato che questo complesso di laboratori è ufficialmente incluso nel sistema militare americano di controllo globale sulla diffusione delle malattie infettive insieme a strutture simili in molti altri paesi.
Dalla Russia, diversi politici ed esperti avvertono che il nuovo coronavirus, chiamato COVID-19, è un’arma biologica creata dagli Stati Uniti.
Inoltre, in un’altra parte delle sue dichiarazioni, ha ritenuto che gli Stati Uniti Gli Stati Uniti e la Georgia stanno cercando di nascondere il vero lavoro di questo centro di ricerca, dove opera un’unità dell’esercito americano incaricata di indagare sulle infezioni altamente pericolose. “Non si può escludere che in questo tipo di laboratorio ed in quelli ubicati nei paesi terzi, gli americani svolgano il lavoro di ricerca per creare e modificare vari agenti patogeni di malattie pericolose, anche a fini militari”, ha affermato Marija Zajárova. Con il pretesto di combattere il terrorismo biologico il Pentagono istituisce laboratori biologici a duplice uso. Gli Stati Uniti usano qualsiasi meccanismo, comprese le armi biologiche, per affondare i loro rivali come la Cina e quindi uscire incolumi dai conflitti in cui si trovano. Ma la Cina chiede la divulgazione di attività biologica segreta negli Stati Uniti. L’idea di una guerra biologica è stata anche sollevata da Philip Giraldi, un ex funzionario della US Central Intelligence Agency (CIA), che pensa che il suo paese avrebbe potuto “creare” il temuto virus, in collaborazione con Israele, per danneggiare la Cina e l’Iran. Giraldi afferma che ci sono molte prove per dimostrare che COVID-19 non è nato in modo naturale, cioè attraverso mutazioni, ma piuttosto è stato coltivato in un laboratorio, forse per fungere da “agente di guerra biologica”.
La possibilità che il coronavirus abbia origine in laboratorio potrebbe anche essere motivo di sospetto considerando il numero di laboratori militari del Pentagono nel mondo, come una nota giornalista investigativa bulgara, Dilyana Gaytandzhieva, lo ha ben descritto L’articolo di ricerca intitolato “Armi biologiche del Pentagono”, pubblicato il 14 giugno 2019, ha mostrato che c’erano “diplomatici statunitensi coinvolti nella tratta di sangue umano e agenti patogeni per programmi militari segreti”.
Secondo Gaytandzhieva, l’esercito degli Stati Uniti produce regolarmente virus, batteri e tossine mortali, violando direttamente la Convenzione delle Nazioni Unite (ONU) sul divieto delle armi biologiche.
Gaytandzhieva ha affermato che questi laboratori statunitensi Sono finanziati dall’agenzia per la riduzione delle minacce alla difesa (DTRA) nell’ambito di un programma di partecipazione biologica cooperativa da 2,1 miliardi di dollari e si trovano in paesi dell’ex Unione Sovietica, come Georgia e Ucraina, Asia occidentale, Sud-est asiatico e Africa.
Secondo l’articolo del giornalista, le armi biologiche più fabbricate sono fatte di antrace, botulismo, ebola e vaiolo, sono facili da trasportare e hanno un immenso potere devastante e in piccole quantità possono distruggere città e paesi e la Georgia, situata al confine con la Russia, vicino all’Iran, ad esempio, è uno dei campi di prova per le armi biologiche statunitensi. La vicinanza della Georgia al confine iraniano non è un caso nella strategia geopolitica degli USA.

Mosche della Georgia
La giornalista bulgara riporta anche strani esperimenti del Pentagono con gli insetti. Dall’inizio del progetto del Pentagono nel 2014 mosche simili a quelle della Georgia sono apparse nel vicino Daghestan (Russia). Secondo la popolazione locale, mordono e causano eruzioni cutanee. I loro habitat di riproduzione sono gli scarichi delle case. Le mosche della famiglia Phlebotomine trasportano parassiti pericolosi nella loro saliva che trasmettono attraverso un morso agli esseri umani. La malattia, che queste mosche portano, è di grande interesse per il Pentagono. Nel 2003, durante l’invasione statunitense dell’Iraq, i soldati americani furono gravemente morsi dai moscerini della sabbia e contrassero la Leishmoniasi. La malattia è originaria dell’Iraq e dell’Afghanistan e se non trattata la forma acuta di Leishmoniasis può essere fatale.
Il Pentagono ha una lunga storia nell’uso degli insetti come vettori di malattie. Secondo un rapporto parzialmente declassificato dell’esercito americano del 1981, gli scienziati americani di guerra biologica hanno effettuato una serie di esperimenti sugli insetti. Queste operazioni facevano parte della guerra entomologica degli Stati Uniti nell’ambito del Programma per le armi biologiche degli Stati Uniti. Un rapporto dell’esercito americano nel 1981 ha confrontato due scenari: 16 attacchi simultanei a una città da parte di zanzare A. Aegypti, infettate dalla febbre gialla, e attacco aerosol di Tularemia, e valuta la loro efficacia in termini di costi e vittime.

Non per volere essere di parte, ma la NATO è una creatura USA, e i suoi paesi membri rientrano nella sfera d’influenza americana. Se Putin è recalcitrante ad accettare l’allargamento della NATO in territorio russo ha i suoi buoni motivi, e se una guerra può servire a radere al suolo questi laboratori per il bioterrorismo nemici dell’umanità e del pianeta, che si dia fuoco alle polveri.
Testo e ricerche a cura di Cinzia Palmacci
https://www.unz.com/page/covid-biowarfare-articles/
https://www.unz.com/runz/american-pravda-george-orwells-virus-lab-leak/
https://www.unz.com/article/was-coronavirus-a-biowarfare-attack-against-china/
