Il green pass tra geopolitica e ottusità

Ieri è arrivata la proposta della Commissione Europea di emendamenti al Reg. 2021/953 (EU digital Covid Certificate) #greenpass per prolungarne la vigenza al 30 giugno 2023! Ormai tutta la faccenda comincia ad emanare una forte puzza di bruciato, soprattutto da quando il Prof. Remuzzi (e non è l’unico), che è uno dei massimi esperti di riferimento del Ministero della Salute, ammette che gli antinfiammatori riducono l’ospedalizzazione del 90%. Nonostante ciò, dal Ministero tutto tace, e si preferisce proseguire sulla via dell’obbligo vaccinale finalizzato ad ottenere il green pass. Ma il green pass è una misura digitale che sta cominciando a dare segnali di defaillance, dal momento che molti in Italia lamentano il malfunzionamento del dispositivo con non pochi problemi di carattere non solo operativo, ma anche psicologico delle persone che si vedono rifiutare servizi essenziali al cittadino in banca e in posta dagli impiegati che li trattano da impostori e appestati. Credo sia ormai chiaro a tutti, o quasi, che il green pass è una forma di controllo e vessazione delle persone, e che con la profilassi del covid 19 non ha nulla a che fare. L’Italia conta il record mondiale di decessi dopo Israele e Usa, e tutto questo conferisce a questa pandemia un sinistro connotato geopolitico alquanto sospetto. A tutto questo si aggiunge la proposta della Commissione europea di prolungare la vigenza del gp fino al 2023, e chissà fino a quando! L’Italia è entrata in un loop pericoloso alimentato anche dall’ipocondria di una parte del popolo italiano ancora convinto che possedere un green pass sia un’affare da privilegiati rispetto agli “abbietti” no vax che paradossalmente hanno conservato almeno la libertà di dissentire. Le medicine contro il virus esistono e sono efficaci, ma nulla possono contro l’ottusità di chi non capisce. E la parte ancora più inquietante di tutta la pandemia è che i vaccinati provano un piacere orgasmico a sentirsi dei “privilegiati” rispetto ai non vaccinati solo perché gli viene “concesso” un diritto a vivere che prima percepivano come naturale e garantito.

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Intanto continua la discesa inesorabile dei giornalisti dal carro del governo Draghi:

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Cinzia Palmacci

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